Par condicio ? Così è, se vi pare…

2 02 2006


In tema di par condicio, convenendo che l’impatto televisivo sul voto sia stato ampiamente dimostrato come “importante” da Berlusconi, che ha conquistato attraverso lo schermo masse di elettori indecisi e tenendo conto dei casi contrastanti della mancata copertura televisiva nella zona di Caserta (parlo delle elezioni del ’94) e del fenomeno della cosiddetta “casalinga di Voghera”, una legge di regolamentazione Tv sul tema mi sembra un importante tassello di democrazia. Del resto, proprio il mezzo televisivo può rappresentare uno strumento di democrazia di massa, (dipende dall’uso che se ne fa, la distorsione non manca) se non altro per la sua diffusione capillare, la sua pervasità e la capacità di persuasione emotiva e cognitiva.

Nel caso dello spazio da assegnare ai partiti, grandi o piccoli che essi siano, è mio parere che ad ognuno debba essere attribuito identico accesso ed eguale opportunità in Tv per illustrare la propria posizione. Una par condicio in senso “proporzionale”, (in termini di voti ricevuti alle ultime elezioni, seguo lo schema richiesto dal Cavaliere) determinerebbe il perpetuarsi di un sistema di sperequazione (sostantivo così caratteristico del nostro paese in così tanti ambiti) a vantaggio dei partiti più grandi che potrebbero annoverare tra gli altri anche questo maggior potere “televisivo”. E’ una visione conservatorista, quella che il Premier additerebbe come liberale..

Quando poi si parla di “controllo dell’informazione” è opinione pubblica storicamente condivisa che esso sia stato in parte attuato da yes-men piazzati negli organi d’informazione, testate giornalistiche televisive e che ogni governo ne abbia usufruito, indipendentemente dal colore politico. (Lottizzazione Rai?) Ciò è anche un po’ inevitabile, poiché l’azienda Rai è pubblica ed i suoi organi decisori sono stabiliti dal parlamento, dunque espressione di colori politici, ricordiamolo. L’evocato sbilanciamento generico dell’informazione a sinistra è dovuto al fatto che molti giornalisti (così come gli artisti) che lavorano in tv o nella carta stampata sono accomunati da una formazione intellettuale di sinistra. Chi vuol modificare questo andazzo, può essere di destra e decidere di formarsi come giornalista o artista rimanendo di destra, nella difficoltà che sa di dover affrontare chi, in questo campo, si trova in posizione minoritaria. Questo sbilanciamento si è accentuato con l’ascesa al potere di Berlusconi, è innegabile; forse perché si è sentita, da parte degli addetti all’informazione, l’esigenza di contrastare il potere mediatico di un solo uomo, avvicinandosi alla funzione ideale cara all’indipendentismo giornalistico americano di watch-dog, (cane da guardia) in difesa del cittadino-elettore.

A mente fredda riconosco che la soluzione di scegliere solo la Tv di Stato per i confronti elettorali può essere accettabile ma non lo è l’attribuire la possibilità di una conferenza stampa di chiusura a chi è Premier in carica e si ripresenta in campo per la stessa carica; è questo un favoritismo e non starò a spiegare l’importanza strategica di presentarsi agli italiani per l’appello finale al voto. Ci sono elettori non schierati che si fanno influenzare dalla scatola televisiva e dai suoi personaggi. Certo, non è l’unico fattore; c’è chi vota i contenuti programmatici e ci sono altri fattori ancora che non sto qui ad elencare che spiegano i comportamenti di voto.

La presenza del politico in Tv ha una sua forte influenza, nella tendenza alla personalizzazione della politica. Ecco perché Berlusconi cura la propria immagine ed ecco che a ragione qualcuno accusa i leader della sinistra di non saper curare e trasmettere una buona immagine e di non avere eccellenti doti di comunicazione.

Con questo io auspico che quella percentuale d’italiani che s’intende di politica, ossia quel 5% circa della popolazione che segue con buona dedizione di tempo la formazione e l’espressione della res pubblica, possa aumentare e promuovere il sentimento partecipativo e non rassegnarsi alla superficialità dell’apparenza.

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