I bocciati sul lodo. Dalla parte della Costituzione

11 10 2009
articolo 3 Costituzione italiana

articolo 3 Costituzione italiana

Anche il secondo tentativo di sospendere i processi che lo riguardano non è andato a buon fine per il premier-imputato Silvio Berlusconi. Il c.d. “lodo Alfano”, ennesima legge di fatto ad personam e scudo immunitario riedizione del già respinto “lodo Schifani”, è stato a sua volta giudicato illegittimo con sentenza (7 ottobre 2009) della Corte costituzionale per “violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione“.

 

Una sentenza ovvia, che tiene conto di un principio fondamentale (pur)troppo trascurato dalla stampa e dai commenti politici di questi giorni: “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge”. Talmente chiaro dal punto di vista giuridico e per il senso comune che ci si dovrebbe rammaricare della necessità di un pronunciamento in merito da parte del massimo organo di garanzia costituzionale, la Corte Costituzionale; ma in Italia persino i princìpi fondanti dello Stato di diritto, della democrazia e della sua Carta fondamentale sono sotto attacco e necessitano di essere ribaditi e oltremodo difesi. Addirittura considerati come una nuova e straordinaria conquista, per alcuni esponenti politici negli attimi immediatamente successivi alle sentenza. Prendiamo invece questo esito avverso alla legge “in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” come un’iniezione di fiducia per l’opinione pubblica nella persistenza di almeno un organo che si fa garante della Costituzione e riassumiamo alcuni punti su tutti i protagonisti bocciati sul lodo e dalla Costituzione e sulle distorsioni comunque negative dei giorni scorsi.
Perché si avverte il bisogno (e la libertà) di dire, di scrivere fatti e riferimenti che potrebbero, anzi dovrebbero essere noti e diffusi ma che, considerando ad esempio che l’art. 3 della Costituzione quasi ovunque viene menzionato poco o punto, non appaiono sempre tali.

 

L’informazione parziale dei Tg

Prendiamo ad esempio il Tg2 RAI, oggetto di analisi ideale per constatare come venga costruito quotidianamente un telegiornale del ’servizio pubblico’ in favore di una precisa parte politica, attualmente quella che è espressione del Governo. E che vorrebbe anche scegliere l’opposizione amica; quasi ogni sera il Tg2 trasmette un commento del ‘dalemiano’ appassionato di tessere e bocciofila Bersani, uno dei candidati alla segreteria del Pd e più raramente degli altri due, Franceschini e ancor meno Ignazio Marino. Il 5 ottobre, giorno precedente la prima seduta della Consulta, viene trasmessa solo un’intervista ad un presidente costituzionale emerito che espone opinioni favorevoli verso il lodo; nessun intervistato con un’opinione diversa e possibilmente opposta. Nel dopo sentenza, lo stesso Tg così come la maggior parte degli altri sottolinea una sola motivazione della sentenza stessa, quella di inidoneità di una legge ordinaria per il lodo, a fronte di una legge che avrebbe ‘dovuto’ essere (di modifica) costituzionale. La violazione del principio enunciato nell’art. 3 Cost., sull’eguaglianza dei cittadini, viene sminuita con un secondario “anche” al fine di diffondere l’idea, anche in prospettiva futura, che non sia poi così importante.  

E’ bene allora sottolineare che l’incostituzionalità è ed era già di per sé evidente anche solo in base all’articolo 3 Cost. e che il comunicato della Consulta (le motivazioni complete non ancora note), su cui si basano le conclusioni di buona parte della stampa e della politica, riporta le due violazioni senza stabilire una primazia.


Gli avvocati di Berlusconi

E’ da notare che alla seduta della Corte non viene ammessa la Procura di Milano; vi sono i tre avvocati personali del premier: Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella, a cui si aggiunge l’Avvocatura dello Stato anch’essa per parte del premier e rappresentata da Glauco Nori (l’Avvocatura dello Stato è incardinata nella Presidenza del Consiglio e a difesa del premier; giornalisti e osservatori stranieri avranno avuto qualche difficoltà a capire o, meglio, ad accettare l’idea); questa nei giorni scorsi aveva travalicato i suoi compiti istituzionali disegnando conseguenze politiche per un’eventuale bocciatura del lodo. Le arringhe in aula arrivano ad espressioni indicibili (ma dette): per Ghedini “la legge è uguale per tutti ma non necessariamente lo è la sua applicazione”. Vi sono anche considerazioni, degli avvocati, di natura politica e politologica e non di tecnica giuridica; secondo Pecorella, “la nuova legge elettorale ha sostanzialmente modificato l’identità costituzionale del premier – quindi ora il premier non è più solo un
primus inter pares, (equivalente ai ministri) ma è indicato e votato come capo della coalizione presentata agli elettori. Quindi ora c’è una investitura diretta dalla sovranità popolare, che segna un distacco dalle tradizioni degli Stati liberali”. Nella tesi dell’Avvocato Pecorella scorgiamo un’amara deduzione; nel nostro Paese vige oramai una ‘democrazia’ illiberale. Diverse affermazioni, a parere dannose e diseducative, con il rischio di solleticare una rivalsa di tanti studenti nei confronti di testi e docenti di diritto. E’ bene ricordare che il Presidente del Consiglio è eletto dal Parlamento e non, come hanno cercato di spacciare Pecorella e Berlusconi, direttamente dal popolo degli elettori. Ad un esame di diritto costituzionale, o pubblico, sarebbe da bocciare.

 

Berlusconi irritato

Appresa la sentenza, dice che “la Consulta è di sinistra” (ha dimenticato “comunista”), un po’ di magistrati sono rossi, la stampa in alta percentuale di sinistra, tutti gli spettacoli di approfondimento televisivo gli sono contro, i comici lo prendono in giro; escludendo il Partito Democratico che non ha nominato tra le parti avverse (se ne possono trarne interrogativi) ma aggiungendo il complotto anti-italiano e internazionale e l’essere il più perseguitato della storia si arriva alla conclusione che buona parte del mondo che lo circonda, ma soprattutto dell’Italia ‘che si vede’ sia di sinistra. Con tanta sinistra nel Paese, con i tanti comunisti che in realtà sono ‘quattro gatti’, i gattocomunisti, non spiega come lui e il suo governo abbiano tanto (presunto) consenso. Non dice mai quali sono i suoi elettori dichiarati, quale sarebbe il suo ‘popolo’. Che infatti non scenderà in piazza neanche stavolta. Forse si tratta dei Galli di Bossi, i cui annunci e vilipendi dovrebbero essere quantomeno redarguiti dal Capo dello Stato, in genere impegnato in moniti in-diretti a Di Pietro.

Nell’intervento alla terza ‘camera’ Porta a Porta, inelegante e gratuitamente offensivo verso Rosy Bindi, Berlusconi afferma: “Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte”. E dice di essersi sentito preso in giro. Da Napolitano. Leggi il seguito di questo post »





Tg1, festini, referendum elettorale. E’ un Porcellum

20 06 2009

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni


Trascorse due settimane dalle elezioni europee e dal primo turno delle amministrative, urne nuovamente aperte il 21 e 22 giugno per il referendum elettorale e per i ballottaggi che riguarderanno elezioni Provinciali come a Milano e Torino ed elezioni Comunali in capoluoghi come Bari, Bologna e Firenze, tutti di rilevanza politica nazionale.

Non riuscendo o non volendo ammettere il calo di consensi e il fallimento elettorale delle loro aspirazioni sul bipartitismo, i due partiti numericamente più consistenti continuano a pensare ad altro. Al Pdl si sono impegnati, nei giorni scorsi, nell’approvazione, in un ramo del Parlamento, del Ddl Alfano sulle intercettazioni; noti giornalisti lo contrastano con un appello contro quella che definiscono legge-bavaglio alla libertà dell’informazione e che considerano come un duro colpo alla giustizia penale, come spiegano il Procuratore a Torino, Caselli e il sostituto Procuratore a Palermo, Ingroia.

Al Pd si è aperta la corsa per gli aspiranti segretari, con dichiarazioni di chi sta con chi che ancora una volta mostrano il proverbiale tempismo strategico (è un’ironia, serve specificarlo?) dei suoi dirigenti.

Berlusconi intanto è nervoso per le penose vicende e rivelazioni che lo riguardano, comprese le registrazioni audio della D’Addario a Palazzo Grazioli (“vai ad aspettarmi nel letto grande”) di cui fonti diverse riferiscono a Repubblica.

Non è un caso né un complotto che venga fischiato ad ogni incontro pubblico; tra chi va in piazza c’è chi lo fa con delle ragioni e non per semplice acclamazione. Sono segno che il Premier non ha il consenso che crede nel Paese: i suoi numeri elettorali sono frutto, come sanno gli analisti, del voto subliminale dei telespettatori, non dunque di quello degli elettori informati. Viene da pensare alla sua apprensione alla notizia che a Roma e in altri comuni del Lazio, dove vi è stato qualche giorno fa il passaggio sul digitale terrestre di RaiDue e Retequattro, ancora tanti anziani non abbiano il decoder che ne permetta la visione. La disinformazione diffusa da quelle Tv, infatti, è essenziale per i voti al Pdl e a Berlusconi.

E’ pur vero che ci pensa la rete ammiraglia a lavorare in modo favorevole al Governo ed al suo Premier, con il suo Tg1 che tende a nascondere notizie come quelle che riguardano la protesta degli abruzzesi davanti Montecitorio e l’inchiesta barese sugli ormai celebri festini; quelli in cui Berlusconi sarebbe, “eventualmente” come precisato dal suo avvocato, l’utilizzatore finale (delle ragazze invitate a partecipare). I Tg hanno poi mostrato il Presidente del Consiglio che, commentando tale vicenda da Bruxelles, promette di “far fuori anche questa spazzatura (l’informazione?) come ha fatto per quella di Napoli”. Infatti l’ha fatta fuori dal Centro della città e spostata in zone meno visibili del napoletano. Ha anche detto, a Cinisello Balsamo, che “in un Paese democratico la maggioranza governa”; il problema è che tale sistema non calza per l’Italia causa fallacia del suo presupposto.

Ma veniamo all’altro elemento di questa tornata elettorale: il referendum; 3 quesiti referendari proposti dal comitato presieduto da Giovanni Guzzetta e coordinato da Mario Segni.

A tal proposito ritorna d’attualità quanto da me scritto nel periodo della raccolta delle firme: “Referendum truffa? No, grazie..io m’informo!” ; “Il referendum elettorale Guzzetta-Segni non propone una buona soluzione”

Resto contrario, per usare parte del titolo di un articolo di Giovanni Sartori, a queste proposte referendarie.

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Dimesso Veltroni, si dismetterà il Pd ?

20 02 2009
D'Alema-Veltroni

D'Alema-Veltroni

Veltroni dimesso da segretario del Partito democratico. E’ questa la notizia che ha prevalso nel panorama dell’ informazione mainstream del 18 febbraio. In un Paese a democrazia vigente e con maggiore informazione indipendente, ci si aspetterebbe la massima attenzione sulla notizia riguardante la condanna dell’avvocato Mills, reo di corruzione per falsa testimonianza in due processi (“Tangenti alla Guardia” di finanza e “All Iberian”) che vedevano coinvolto, come co-imputato della controparte e dunque a rigor di logica nel ruolo di corruttore, il Presidente del Consiglio-padrone di Fininvest. Ma siamo in Italia, il lodo Alfano approvato dal Governo ad orologeria esclude dai processi penali le più alte cariche dello Stato e, determinato mesi fa lo stralcio della posizione del Premier, non c’è finora garante della Costituzione che tenga.


L’informazione nostrana si adegua
e contrariamente ai giornali stranieri, che comprensibilmente parlano della vicenda processuale che riguarda Berlusconi, l’attenzione si è concentrata sulle dimissioni del cosiddetto capo dell’opposizione. Con il suo gesto dotato di uno ‘straordinario’ tempismo politico-strategico, Walter Veltroni è riuscito a modificare l’agenda dei media facendo passare in secondo piano una notizia negativa per la sua controparte politica, che dovrebbe essere rappresentata da Berlusconi. Forse l’ultimo ‘regalo’ in stile ‘Veltrusconi’ al principale esponente dello schieramento avverso, dopo aver tenuto una linea incerta anche in giorni recenti in cui l’opinione pubblica discuteva solo del caso Englaro e quasi per nulla delle leggi liberticide contro le intercettazioni, della riforma della giustizia penale e di altre nefandezze di cui oramai ci sfugge. Passata ancor più inosservata l’approvazione al Senato della riforma della legge elettorale per le europee, già licenziata dalla Camera, con soglia di sbarramento al 4%; frutto di un accordo tra le principali forze politiche già presenti nel nostro Parlamento allo scopo di tenere fuori dall’ Europa le altre formazioni politiche che già sono fuori qui. In questo caso, la strategia della distrazione di massa ha funzionato anche a vantaggio del Pd che potrebbe attutire, è questo il suo unico scopo, l’erosione di voti e consenso.

Pur tenendo conto della preminenza del calendario nello sfascio di cui scrive Lucia Annunziata, tutto il Paese, forse metà di esso, almeno alcuni, sono intenti a chiedersi cosa ne sarà di questo partito-contenitore. Se sarà dismesso, vale a dire scisso o se il solo cambio del timoniere determinerà, secondo l’abilità strategica del suo gruppo dirigente che si sta rivelando così ‘vincente’, un proficuo prosieguo della joint-(ad)venture tra margheritini, diessini e rispettivi codazzi.

Se ci sarà solo un cambio nominale di leadership la questione potrebbe perfino ripresentarsi sotto spoglie peggiori, come accanimento terapeutico e con il defluire del veltrusconismo nel ‘collaborazionismo’ dalemiano, il cui uomo simbolo oggi come in altre occasioni si defila per non essere annesso alla parte dello sconfitto; indicativa l’assenza di D’Alema ed anche quella di Rutelli alla conferenza stampa d’addio di Veltroni, dove invece era presente il resto dell’establishment del partito. Se, al contrario, avverrà una scissione, l’identità misconosciuta di parti degli elettorati originari che lo hanno composto potrebbe ritrovarsi.

D’altronde, il Pd che si era dato come mission quella di rappresentare l’unione dei riformisti, riformista non è mai stato e sembra inoltre aver consumato quelle personalità che riteneva essere le migliori risorse di leadership. Facile nutrire dubbi che la terapia di recupero del consenso sia quella d’individuare un ennesimo commissario-segretario ad acta da mettere a capo del partito. Tra le ipotesi di guida a tempo determinato, risulta al momento favorita quella di Franceschini; altre di più lungo raggio portano i nomi di Bersani e Renato Soru, che nella sconfitta in Sardegna ha ottenuto più consenso personale di quanto gliene abbiano dato i voti ai partiti che lo hanno sostenuto, (il dato dovrebbe essere significativo ma si dubita che al loft sappiano trarne un’attenta analisi politico-elettorale) ma il problema è fondamentalmente un altro, sempre lo stesso e che si trascina da anni: il rapporto interno tra i capi bastone del Pd e il potere di autorità che questi saranno disposti a delegare a colui che ne verrà nominato nuovo segretario. E’ il segretario il leader del partito o i veri leader sono coloro che gli remano contro, bisognerebbe anche chiedersi ad ogni tornata della battaglia tra perdenti. Leggi il seguito di questo post »





Se in Abruzzo la questione morale (dalla Campania)

14 12 2008


Abruzzo al voto per l’elezione del presidente e il rinnovo del Consiglio regionale.

Seggi aperti oggi, dalle h.8 alle h. 22 e domani, lunedì 15 dicembre dalle h.7 alle h.15.

i candidati alla Presidenza della Regione Abruzzo

Sei i candidati presidente. I due principali contendenti sono Gianni Chiodi (Pdl) e il deputato dell’Italia dei Valori Carlo Costantini. (Centrosinistra e Sinistra)

Il centro, costituito per l’occasione da Udc e Udeur insieme, ha candidato Rodolfo De Laurentiis; la Destra, Teodoro Buontempo; la lista “Per il bene Comune”, Angelo Di Prospero; il Partito comunista dei lavoratori, Ilaria Del Biondo.

 

 

Dopo lo scandalo suscitato dall’arresto, il 14 luglio scorso, dell’ormai ex presidente Ottaviano Del Turco, accusato di avere intascato tangenti nel settore della sanità nell’ambito di un’inchiesta che vede coinvolti anche alcuni assessori delle ultime giunte di opposto colore politico che si sono succedute alla guida della Regione Abruzzo, il voto è o dovrebbe essere accompagnato da un’importante questione morale, tema tornato d’attualità per diverse amministrazioni regionali.

La speranza in queste ore è che tanti abruzzesi, in particolar modo i giovani che rappresentano tendenzialmente una delle fasce di elettorato che più esprime disaffezione per la politica, prendano coscienza della possibilità, recandosi alle urne, di poter contribuire al rinnovamento della politica abruzzese e di fungere da esempio per le altre regioni; per un futuro, che dalla politica e dall’amministrazione deve ripartire, in cui ci sia anzitutto limpidezza e trasparenza morale.

Poco credibile che tale auspicio di rinnovamento possa essere rappresentato dal candidato del Pdl Gianni Chiodi che, riferisce il giornalista Daniele Martinelli che riporta una notizia da l’Espresso, è imputato per disastro ambientale e gestione di rifiuti non autorizzata e rinviato a giudizio per i danni ambientali arrecati da una discarica abusiva di rifiuti.

In campagna elettorale, il candidato di Berlusconi Gianni Chiodi si è distinto per un’iniziativa propagandistica che dovrebbe suscitare indignazione pari alla sua evidenza: la diffusione di un video-appello dal titolo “Tutti i giovani del Presidente”, inizialmente pubblicato sul suo sito e su YouTube e poi da lui rimosso per un probabile rigurgito di vergogna, (ma che è stato ripubblicato dal sito d’informazione Abruzzo24ore.tv che segue le elezioni) in cui per sostenere la propria candidatura ha dato l’impressione d’illudere i giovani in cerca di occupazione promettendo loro un “avviamento al lavoro imprenditoriale” tramite raccolta dei curricula presso la sua “bancarella”. Già, il termine scelto dal candidato e dal suo staff da l’idea di una vendita, riportando alla mente le vicende giudiziarie che da tempo accompagnano l’amministrazione regionale abruzzese.

Nel suo spot, dal titolo cinematografico-casereccio del genere filmetto all’italiana, per non parlare della musica di sottofondo di genere requiem) è ravvisabile un reato perseguibile penalmente, la proposta di cosiddetto “voto di scambio”.

Il candidato-imputato del Pdl spera in una facile vittoria ma qui dalla Campania, altra regione al centro dell’attenzione in termini di riflessione sulla (s)correttezza morale del suo comunque penoso ceto politico dirigente, ci si chiede se gli abruzzesi desiderosi di onestà siano in grado di far valere uno scatto d’orgoglio e sappiano andare al voto, dunque non astenendosi, scegliendo una persona distante dalle vicende del recente passato e da quanto le premesse indichino in Gianni Chiodi.

E’ importante, è bene sottolinearlo, la scelta di una persona su cui non ci siano ombre come carichi pendenti nei rapporti con la Giustizia e che non sia soggetta al trasversalismo politico che anche oggi è stato espresso dal precedente Governatore. In un’ intervista Del Turco ha affermato che per la propria osservanza socialista (sperando non si riferisca alle tangenti del fu socialista più noto per questo) e per il proprio approccio culturale non avrebbe votato il candidato di Di Pietro e di altri partiti di centrosinistra, Carlo Costantini che sul suo sito web ha reso noto il proprio certificato penale, pulito. Del Turco ha poi aggiunto l’intenzione di voler tornare a far politica “ovunque sia possibile farlo come riformista”, anche con il Pdl. Di fatto fu proprio il leader del Pdl Berlusconi che, nei giorni seguenti al suo arresto, gli si dichiarò solidale e certo della sua innocenza (sarà che il Premier era abituato, prima del Lodo Alfano, a provare a dichiararsi tale nei suoi processi) e l’uomo politico delle istituzioni che gli mostrò maggiore comprensione fu Cossiga! (C’è un filo logico)

Del Turco ha dichiarato la sua scelta di voto anti-Costantini come dettata anche dalla propria cultura.

Una scelta contraria alla sua potrebbe rappresentare una lezione di ripresa morale e culturale per l’Abruzzo oggi, per l’Italia un domani





E a conquistare la rossa primavera fu..

19 04 2008


Fuori la Sinistra. C’è chi la prende come un’esortazione a ripartire e a riorganizzarsi, (ma anche secondo vecchi schemi, in Campania si discute già di una Cosa di bassoliniana tela, un laboratorio, dalle nostre parti al peggio non v’è mai fine) chi non ne piange la morte presunta, crogiolandosi nell’accettazione della sua scomparsa in Parlamento con un sentimento di liberazione, chi chiede di salvare il soldato Bertinotti, chi dice che la sinistra non va estinguendosi perché la rappresentanza non fa pari con la pancia del Paese e quest’ultima sembra essere la miglior ipotesi, poiché una sinistra in Italia c’è. In ogni caso, da qual angolo le si vuol vedere, le analisi sulla débacle della Sinistra, (Arcobaleno, ma al momento la si può anche  identificare con un’opzione più generica, sinistra) andate a pioggia sulla rete negli ultimi giorni, mettono in evidenza un trapasso che alcuni continuavano a celare sul retro dell’autobus: una metà dei voti attesi per la SA sono stati conquistati dal Pd. E’ questo l’avviso da cui partire. A conquistar la rossa primavera fu il Pd e dove brillava (?) il Sol dell’avvenire s’interpose, determinando l’eclissi della Sinistra.

I dati sono ormai chiari, la Sinistra Arcobaleno è stata fagocitata in massima parte dal Pd, qualche spina è finita in pasto all’Idv, qualche operaio al Nord si è sentito abbandonato e ha trovato riparo nella Lega, il resto alle liste minori di sinistra e quel che avanza s’è astenuto perché non ha trovato né carne né pesce.

 

Ieri è stato reso pubblico un sondaggio in cui in un item si chiedeva quanto fosse stato determinante l’appello al voto utile. La questione sarebbe stata più interessante se fosse stata posta agli elettori della SA (si, a quel 3% circa su base nazionale, poco ma vero) o, se fatta, renderla nota ai lettori, per farne un’analisi completa, non parziale, sulla scelta di parte dei “simpatizzanti generici di sinistra”. (Sullo slogan di campagna della SA si tornerà poi, qui è solo un gioco di parole) Ne sarebbe scaturito che chi ha votato SA pensa che altri che di norma lo avrebbero fatto si siano fatti incantare dalle sirene del voto utile al Pd, nell’illusione del “si può battere” Berlusconi.  

 

E allora, se complimenti vogliamo fare al Pd, lo si può solo per aver vinto una guerra tra sconfitti destinati, dove l’obiettivo raggiunto è stato quello di affossare la Sinistra per “perdere meno” da Berlusconi. Già, anche perché la sconfitta condivisa è mal comune..(non piace completare il proverbio)

Il Pd non può consolarsi nel dire di aver conseguito un risultato soddisfacente comparando i voti ottenuti con quelli del 2006, contando qualche migliaia di voti in più e che non si sarebbe potuto fare di più (“si può fare di più”, ci prende la vena melodica, magari ad uso della Sinistra) perché, numeri alla mano, tra Camera e Senato, vi sono stati 9 punti percentuali di distacco e una regione come la Campania, storica foriera di voto progressista, è l’emblema della sanzione alla classe politica dirigente di centro-sinistra, che ha subito un’evidente batosta dal Pdl. Va da sé che il discorso virerebbe subito su Bassolino ma il dato è incontrovertibile ed è ciò che conta. E non basta Piazza del Plebiscito. Viene in mente una massima di Nenni: piazze piene, urne vuote. In questo caso le urne non sono rimaste vuote, ma riempite dal voto per il Pdl, questo si. Il successo del Pd è l’aver mangiato la SA. Yes, you can, tu chiamale se vuoi..soddisfazioni.

 

Che ne sarà ora della Sinistra in Italia? La domanda Leggi il seguito di questo post »





Laicità e diritti civili. E il riformismo che il Pd “non può fare”

6 04 2008

I temi della laicità e dei diritti civili sono tra i meno trattati in questa campagna elettorale, quantomeno dai due partiti maggiori. L’uno, il Pdl, ha pensato di non farvi quasi mai cenno; l’altro, il Pd, ha fatto di peggio perché quando le suddette issues sono emerse in alcune interviste dei propri candidati, si è trattato di gaffes (ma in verità sono espressioni di pensiero reale) da cui il Pd ha tentato di rifuggire, declassandole a temi extra-elettorali.

L’irrompere, nei giorni scorsi, di una pesante dichiarazione contraria a priori a possibili riconoscimenti legislativi anche per le più semplici coppie di fatto e non solo per le coppie gay, resa in occasione di un’intervista a Ecotv.it dalla Binetti, capostipite dei teodem nell’area confessionale del Partito Democratico e portatrice della cultura del cilicio e della conseguente beatitudine nella mortificazione della carne umana, ha fatto il paio con la polemica suscitata da alcune frasi pronunciate il giorno precedente dal generale Del Vecchio, altro candidato del Pd, che si era espresso sulla non idoneità degli omosessuali nell’esercito e sull’opportunità di istituire bordelli per i militari in missione. Non soddisfacente la controreplica del generale Del Vecchio alle critiche mossegli da più parti: “Vorrei precisare – ha detto Del Vecchio – che interpretare come un pensiero compiuto qualche frase detta con un po’ di ingenuità sarebbe sbagliato”. Prendiamo atto che il candidato del Pd sia stato imprudente nel dire ciò che pensa, come un’ammissione d’incapacità nel tenere celati i propri reali pensieri. E la stessa qualità d’eloquio e d’idee abbiamo potuto ravvisarla nella candidata Paola Binetti. Dalle dichiarazioni di replica dell’emittente Ecotv.it si viene a sapere che la Binetti aveva chiesto di non mandare in onda l’intervista perché ‘forse aveva un po’ esagerato’.

 

Veltroni ha cercato timidamente di tamponare le inopportune dichiarazioni di questi giorni affermando pubblicamente: Le parole che il generale Del Vecchio ha pronunciato sono assolutamente sbagliate e lontane anni luce dal programma del Partito Democratico e dai suoi valori”.

Ma nel programma del Pd i timidi cenni sui diritti civili, a leggi contro le discriminazioni, risultano essere punti di facciata, strumentali al voto e poco credibili in considerazione di tali premesse ideologiche. E dei Cus, che dovrebbero ammorbidire ciò avrebbero dovuto essere i Dico, che a loro volta dovevano ammorbidire ciò che avrebbero dovuto essere i Pacs, non v’è traccia evidente e destino sembra dire che non sarebbero provvedimenti di Governo e/o si spegnerebbero negli iter delle commissioni parlamentari.

 

La semplice presenza dei due personaggi sopraccitati nelle variegate liste del Partito Democratico è sufficiente a far intendere quale sia stata la strategia del Pd nella scelta delle candidature. Però, presentare una pletora indistinta di personaggi, anche lontani dalle competenze di cui necessiterebbe la classe politica dirigente (ricordiamo che la giovane Madia dichiarò subito di essere candidata in quanto non avente alcuna esperienza politica) risulta essere rischioso e alla luce di cui sopra controproducente, perché poi anche loro “parlano”.

Sulla scia di quanto detto, abbiamo anche sentito qualche giorno fa Franceschini, vice-segretario del Pd, annunciare con orgoglio che il Pd porterà in Parlamento circa 120 cattolici. A parte il reiterato concetto di “portare” in Parlamento, secondo il quale il Pd ci ricorda che i cittadini-elettori non svolgeranno una vera funzione “elettiva”, ci si dovrà rallegrare della presenza di politici in Parlamento sulla base del credo religioso? E quanti saranno coloro che si potrebbero tacciare di omofobia? Tra un ex fascista alle amministrative di Roma, il candidato al Campidoglio Rutelli che ha dichiarato il no all’istituzione del Registro delle Unioni civili nella capitale, la Binetti e il generale Del Vecchio, l’antico celodurismo della Lega e la tradizione conservatrice della Destra sembrano lasciare il passo a questo nuovo che avanza. E il riformismo tanto declamato dal nuovo partito fa pietosa fine, virando più verso la Destra americana, come detto da Titti Di Salvo, (la Sinistra l’Arcobaleno) che verso quello europeo.

 

Risulta evidente che non è, non può e non vuol essere il Pd un promotore di diritti civili e di garanzie per le minoranze e che quella nuova stagione di cui vuol farsi portavoce è ben lontana da un certo “I have a dream” di Martin Luther King (di cui ricorreva l’altro ieri il 40° anniversario dalla scomparsa) e dalla sue battaglie per le minoranze ma anche dal Zapatero dei giorni nostri.

 

 

 

Laicità e diritti civili sono sempre stati punti in favore dei movimenti europei che si rifanno ad una cultura socialista e al minimo riformista ma non sono considerati dal Pd come temi degni d’attenzione. Leggi il seguito di questo post »





Due settimane e un voto (o due)

31 03 2008

Veltrusconi 

Con tale titolo e l’immagine di uomo politico bipartitico dal volto trasformato in stile “Face off” non si vuol né annunciare a breve una presa d’impegno ecclesiastico né il lancio di una versione politica e alternativa di “Una poltrona per due”, (è utile il titolo, non la trama) anche se nel secondo caso il timore resta fondato. Ci riferiamo al tempo che ci separa dalle elezioni e alla possibilità di un voto più consapevole al di là di ciò che ci viene propinato dalla televisione.

Messa alle spalle la tregua pasquale, finiti i giorni delle colombe, nel periodo che segue dovrebbe (?) arrivare il momento dei falchi, e di coloro che punzecchieranno l’elettore alla conquista del voto. Soprattutto di quello degli indecisi che, secondo alcune indagini di ricerca e dopo lo stop ai sondaggi elettorali, (per legge non possono più essere resi pubblici a partire da ieri) costituiscono all’incirca il 30% dell’elettorato, di cui un terzo dovrebbe o potrebbe decidere di fare la propria scelta all’ultimo momento. 

Malgrado tutti i sondaggi abbiano convenuto su un vantaggio per il Pdl, la corsa si presenta ancora interessante e le prossime due settimane potrebbero risultare importanti per chi volesse sparigliare le carte. Forse più crude negli attacchi che tradizionalmente si sferrano negli ultimi giorni a ridosso delle elezioni, anche se il clima di questa campagna elettorale ha lasciato finora minor spazio all’aggressività rispetto al passato, prestando il fianco ad ipotesi di inciucio post-elezioni. Non è da escludere, ad ogni modo, qualche sorpresa-promessa da tirar fuori per far breccia finale sullo svogliato elettore, sperando non si traduca nella solita zolfa sul genere meno tasse per tutti – abolizione dell’ICI, proposte oramai stantie, copiosamente ripetute in troppi finali tele-mediatici. Senz’altro qualcuno continuerà l’ operazione-antipatia “voto utile”, un leit-motiv fuorviante che è stato adottato prevalentemente da Veltrusconi (per chi ancora non ne fosse al corrente, Veltrusconi è un personaggio atto a rappresentare il cartello pseudo elettorale e già mediatico composto da Veltroni e Berlusconi e dunque, dalle due forze maggiori Pd-Pdl. (Anche le sigle di partito si differenziano un po’ poco) Un appello al voto utile comparso sin dalle prime battute di questa campagna elettorale e non come in genere avviene, riservato al finale. Il suo anticiparsi mostra il segno di una competizione elettorale nata un po’ stanca, soprattutto da parte del pentacandidato (per la quinta volta candidato) premier Berlusconi.

Sorprende che nell’analisi degli indecisi, una fetta consistente sia costituita da coloro che non sanno ancora quale schieramento votare e non semplicemente quale partito. Ad avvalorare la tesi che la collocazione sullo scacchiere politico dei due maggiori contendenti, il Pd e il Pdl, tenda a confondersi e a trasformarsi in un’offerta di voto pericolosamente confusa o forse più indifferenziata nei due attori principali rispetto al passato e di una conseguente minor consapevolezza nella scelta. Diverso, ed è un bene per la democrazia, il discorso sulla preferenza per altri partiti, minori in termini numerici ma atti ad offrire vicinanza e personificazione con il proprio sentire e le proprie idee, come nel caso dei partiti che esprimono una vera e propria parte politica.

Sarà curioso e presumibilmente al cardiopalma vedere come andrà a finire la partita per il Senato, dove un sostanziale pareggio porterebbe al ripetersi della stallo logorante che ha fatto da contraltare allo scenario-thrilling della camera alta durante il Governo uscente. Ed è a questo proposito che si parla di voto disgiunto, in base al quale anche possibili elettori del Pd potrebbero decidere di votare la Sinistra Arcobaleno nelle regioni in cui il Pd è dato per vittorioso, per togliere senatori al Pdl, in base al meccanismo di ripartizione dei seggi. Nelle regioni dove il Pd è piuttosto sicuro di aggiudicarsi il premio di maggioranza, (Emilia, Toscana e Umbria) ai Democratici conviene che Bertinotti e i suoi superino quel fatidico otto per cento. In caso contrario, il senatore che andrebbe alla sinistra se lo aggiudicherebbe la seconda lista classificata, ovvero il Popolo della libertà.

Ma diamo ora un’occhiata ai temi degli ultimi giorni, Leggi il seguito di questo post »





Precario cerca buon partito, scopo voto elettoral-matrimoniale

16 03 2008

Non si tratta di voto di scambio. Il nostro voto non vale solo 50 euro. Non è un annuncio personale. Sono in molti in cerca di un partito da votare per la prossima tornata elettorale. Qui non si vuol per forza sposarsi. In giro ci sono tanti precari dubbiosi sul da farsi.  

Anche nell’attuale campagna elettorale, come in quella precedente del 2006, non si è fatto a meno di sparare sui precari. Dopo l’infelice dichiarazione televisiva di qualche sera fa del pluricandidato premier Silvio Berlusconi, che durante l’approfondimento politico del Tg2 Rai “Punto di vista” ha dettato la sua ricetta per un problema che affligge tante e tanti (si, esiste anche il genere maschile) giovani e non solo, quello del lavoro precario. Ad una domanda posta all’ex premier da una studentessa universitaria, su come fosse possibile per le coppie giovani mettere su famiglia senza la sicurezza di un posto e di un reddito, (una giovane che è stata definita precaria anche se non la si può mettere alla stregua dei tanti che in questa loro condizione esclusiva devono sbarcare il lunario e non l’affrontano come impegno ad integrazione degli studi) il kapo del Pdl le ha consigliato di trovarsi un marito ricco, dunque un matrimonio di convenienza come metodo per risolvere i problemi di un’intera categoria socio-economica, composta da oltre 4 milioni di persone. “[..] le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere, e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere..”, sono state le parole della faciloneria.   

Questa dichiarazione, che ha sollevato un vespaio di polemiche e nutre la vergogna di vivere in questo Paese e per le persone che ci dovrebbero rappresentare, è stata poi oggetto di tentativi di correzione a cura dei pluriacclamati spin-doctors del Cavaliere che hanno provato a farla passare come una battuta, propria dello stile humour del barzellettiere di Arcore, che come tutti sanno è un fine umorista degno di Zelig. (Gli spin-doctors, specifica per i non addetti ai lavori, sono dei consiglieri politici che si occupano anche di modulare strategicamente il linguaggio della comunicazione politica di un leader/candidato, particolarmente in campagna elettorale; tra gli analisti risaltano solo quelli di Berlusconi poiché nel centro-sinistra vi è, a quanto sembra, una minor tradizione nell’impiego di tali professionisti o perché sono meno capaci, o meno falchi) 

Ma di tutta la vicenda, colpevole è la solita Rai, un servizio pubblico penoso. Se avessero scelto un vero precario e non una studentessa simpatizzante del Pdl, che il giorno successivo è apparsa nella lista di An per il Pdl al Comune di Roma, anche se poi la giovane ha annunciato il ritiro. La Rai si deve solo vergognare, più di Berlusconi, di cui conosciamo lo spirito che muove a tale linguaggio. Intanto tante giovani precarie dal lodevole sorriso stanno proponendo istanza di matrimonio, sul modello destinato al rinnovo dei contratti di precari.   

Con questa uscita e con quella di alcuni gg precedenti, quando durante un comizio il kapo del Pdl aveva stracciato il programma del Pd (che ha più volte accusato di averlo copiato dal suo, in effetti presentano non pochi punti in comune) si può dire di essere ormai entrati, a un mese dalle elezioni, nel clima tipico delle campagne guidate da Berlusconi, basate su offese personali e gratuite verso la collettività degli italiani e dichiarazioni scioccanti a cui naturalmente il centro-sinistra dei buonisti non sa far fronte, né in maniera elegante atta a differenziarsi sul piano dell’immagine né sullo stesso terreno dello sboccato contendente, il quale trova terreno fertile a giocare la competizione sulla guasconeria spicciola e sul bullismo senile.  

Provando ad interrogarsi sul contenuto della ricetta di Berlusconi, Leggi il seguito di questo post »





L’editore ’serve’ al kapo Berlusconi

13 03 2008

 

Prosegue l’onda lunga della querelle sulla candidatura di Giuseppe Ciarrapico per il Popolo della Libertà, il nuovo plastificato di Berlusconi con i gregari oramai pienamente aggregati (Fini, la Mussolini et al.)  

Bisognerebbe riflettere su quanto viene data la convenienza a listino, a quanto si vende, pur di intascare qualche voto. Quanto può dare al borsino del proprio partito la sua presenza in lista.

Suvvia, non val la pena meravigliarsi troppo delle affermazioni di simpatia verso il fascismo né nell’accennare alla secolare amicizia con Andreotti. In Parlamento, ve ne saranno probabilmente altri * che condividono parole, idee, amicizie, magari non dichiarate come quelle dell’imprenditore ciociaro. Ciò che invece dovrebbe far più rumore, ma il fatto che non vi sia è indice di assuefazione, è il suo curriculum giudiziario. Certo, l’avere o aver avuto numerosi problemi con la giustizia sappiamo bene come costituisca titolo di merito nel Paese, un buono valido per acquisire un posto in lista e l’automatica nomina a onorevole, ma piacerebbe credere che vi siano ancora dei nostalgici della Giustizia e della correttezza morale, capaci ancora d’indignarsi davanti a tali figure di..candidàti. Figure che danno al Pdl un cattivo odore nel suo presumibile sentore di collocazione europea, quello del Ppe (Partito popolare europeo) il cui presidente Juncker ha commentato negativamente sull’inserimento di tale personaggio nella grande famiglia popolare europea, rinfocolando la polemica. Le solite buone figure del centro-destra italiano in Europa.  

Ma non fa neppure meraviglia leggere la motivazione del grande kapo Berlusconi, che sul suo candidato ha dichiarato: “L’editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall’altra parte”.

Una logica brutale ma che non fa una piega, gli editori e molti giornali servono (al)la politica. Anche se i giornali importanti a cui fa riferimento il kapo del Pdl sono: Ciociaria Oggi, Latina Oggi e Oggi Nuovo Molise. Sono tutti giornali dell’oggi, del doman non v’è certezza.

Dunque, l’ex Presidente dell’ Associazione Sportiva Roma avrà la maglia nera numero 11 nel collegio del Lazio al Senato, perché Berlusconi dice che “serve”, perché è un editore di giornali importanti; con questo provincialismo pensa di rialzare l’Italia?

Non è esente da logiche provincialistiche e meramente territoriali l’altro candidato utile “a loro”, Walter Veltroni, che ha dichiarato che nominerà, in caso di vittoria, un ministro del Nord-Est, perché è una zona importante del paese. Nella presentazione delle liste in Campania di qualche giorno fa, provocò amara ilarità la dicitura “Ds Salerno” nella casella di un nome non ancora deciso. Liste e ministri, candidàti su base editoriale o penale da un lato, ma anche familistico-anagrafica, nell’ultimo caso come le candidature di giovani donne nel Lazio e in Campania. La Campania è una delle regioni più popolate d’ Italia dunque è una regione importante; ce lo fa un Ministro campano, Veltroni? Sono questi evidentemente i criteri adottati dal Pdl e dal Pd per la creazione delle liste. 

Tornando a Ciarrapico, non è l’unico esemplare di candidato che abbia avuto problemi con la giustizia. L’andazzo di utilizzare il Parlamento perché non v’è più posto a San Vittore è duro a morire, malgrado la denuncia di Grillo abbia sortito qualche effetto purificatorio. Stiamo attenti quando andremo a votare. Se terremo a mente i loro nomi ma soprattutto saremo informati sul partito di appartenenza, sapremo già quale simboletto non votare, ed è già qualcosa di ragionevole votare per sporca eliminazione. Questo si sarebbe un voto utile, alla pulizia e alla polizia, che li potrebbe andare a prendere a casa. Antonio di Pietro c’informerà.
  

aggiornamento 18/03

* Sull’onda del caso Ciarrapico, Dario Franceschini aveva sfidato chiunque a trovare un nostalgico del fascismo in lista con il Pd di Walter Veltroni. E ha perso la scommessa. C’è infatti un fascista dichiarato, coordinatore nel Lazio di Alternativa sociale, partito di Alessandra Mussolini. Si chiama Paolo Arcivieri e corre per il Pd nel municipio VI di Roma. Il candidato trasformista ha trascorsi non certo gratificanti: sette mesi di galera nel 2006 per l’inchiesta sui supporters ultrà della squadra della Lazio che ricattavano il presidente della società calcistica. E questo rafforza il concetto che, nel voler essere tutto ma anche il contrario di tutto, candidando personaggi di ogni genere e provenienza anche contraddittoria, (o per provenienza geografica, specie settentrionale, come se le candidature fossero i giochi della gioventù, le competizioni sportive nazionali per le scuole) il Pd si voglia configurare nello scacchiere politico come partito “contenitore” generico, come Forza Italia che è sempre stato definito “partito pigliatutto”.