Elezioni 6 e 7 giugno 2009: al voto !

5 06 2009
Elezioni europee giugno 2009

Elezioni europee giugno 2009

L’impegno personale nel seguire la campagna elettorale per le elezioni europee e in misura minore per la Provincia di Napoli non mi ha lasciato tempo per aggiornare il blog sull’andamento della stessa.

Non volendo usare questo spazio per dare indicazioni precise sul voto, invito semplicemente ad andare alle urne; una possibilità che possiamo usare, come la campagna di comunicazione istituzionale del Parlamento europeo ci ha suggerito nelle ultime settimane, con il motto “Usa il tuo voto” (“It’s your choice” nella versione inglese). Diversamente dalle ultime politiche, alle elezioni europee possiamo, oltre che barrare un simbolo di partito o di lista, esprimere al suo fianco fino a 3 preferenze, scrivendo i nomi e cognomi o solo i cognomi dei candidati di quella lista o partito.

Il piano di comunicazione istituzionale del Parlamento europeo per l’intera Ue è stato rifiutato e dunque non applicato nel nostro Paese dal Governo Berlusconi che ha invece prodotto propri spot allo scopo, duole pensare, di orientare politicamente la scelta di voto. Uno di questi ha avuto per testimonial una delle ragazze oggetto di note conversazioni telefoniche tra Saccà e Berlusconi. Ci sono anche state polemiche sugli spot per quanto riguarda le informazioni sul diritto di voto, attribuito “ai cittadini italiani che hanno compiuto i 18 anni”; dimenticando di rendere noto che i comunitari residenti nel nostro Paese, cittadini di altri Paesi dell’Ue, se inseriti in tempo negli elenchi elettorali, possono votare in Italia. 

Apprezzabile l’inchiesta partecipativa sulla pratica selvaggia dei manifesti elettorali abusivi, dossier fotografico raccolto sul sito Fai Notizia.

Come ampiamente prevedibile, si è parlato poco di Europa e per lo più da un punto di vista nazionale, con qualche eccezione.

Per gli indecisi, sulla rete è possibile testare la propria affinità con le forze politiche che si presentano alle elezioni europee grazie ad alcuni siti. Segnalo EU Profiler, anche se non l’ho trovato molto convincente perché l’esito, personalmente, mi è sembrato troppo orientato da una singola domanda, secca, sulle intenzioni di voto. Un’altra simulazione è su Vote Match Europe. Le issues sono anche qui piuttosto semplificate ma il test, diversamente dal precedente, indica una scelta che nelle urne non possiamo fare, tra gruppi politici europei. Non dunque sulle formazioni politiche italiane che si presentano alle elezioni europee. E’ interessante però confrontare la propria posizione su ogni tematica con quella di ogni gruppo europeo ed il comparare il proprio risultato con quello, aggregato in percentuale, degli altri internauti partecipanti.

Poi c’è sempre l’Euro-politometro di Repubblica e il suo speciale elezioni 2009 che resta un puntuale riferimento per seguire lo spoglio e i risultati, così come i siti istituzionali del Ministero dell’Interno – Speciale elezioni e quello del Parlamento europeo.

Al voto dunque!





Se in Abruzzo la questione morale (dalla Campania)

14 12 2008


Abruzzo al voto per l’elezione del presidente e il rinnovo del Consiglio regionale.

Seggi aperti oggi, dalle h.8 alle h. 22 e domani, lunedì 15 dicembre dalle h.7 alle h.15.

i candidati alla Presidenza della Regione Abruzzo

Sei i candidati presidente. I due principali contendenti sono Gianni Chiodi (Pdl) e il deputato dell’Italia dei Valori Carlo Costantini. (Centrosinistra e Sinistra)

Il centro, costituito per l’occasione da Udc e Udeur insieme, ha candidato Rodolfo De Laurentiis; la Destra, Teodoro Buontempo; la lista “Per il bene Comune”, Angelo Di Prospero; il Partito comunista dei lavoratori, Ilaria Del Biondo.

 

 

Dopo lo scandalo suscitato dall’arresto, il 14 luglio scorso, dell’ormai ex presidente Ottaviano Del Turco, accusato di avere intascato tangenti nel settore della sanità nell’ambito di un’inchiesta che vede coinvolti anche alcuni assessori delle ultime giunte di opposto colore politico che si sono succedute alla guida della Regione Abruzzo, il voto è o dovrebbe essere accompagnato da un’importante questione morale, tema tornato d’attualità per diverse amministrazioni regionali.

La speranza in queste ore è che tanti abruzzesi, in particolar modo i giovani che rappresentano tendenzialmente una delle fasce di elettorato che più esprime disaffezione per la politica, prendano coscienza della possibilità, recandosi alle urne, di poter contribuire al rinnovamento della politica abruzzese e di fungere da esempio per le altre regioni; per un futuro, che dalla politica e dall’amministrazione deve ripartire, in cui ci sia anzitutto limpidezza e trasparenza morale.

Poco credibile che tale auspicio di rinnovamento possa essere rappresentato dal candidato del Pdl Gianni Chiodi che, riferisce il giornalista Daniele Martinelli che riporta una notizia da l’Espresso, è imputato per disastro ambientale e gestione di rifiuti non autorizzata e rinviato a giudizio per i danni ambientali arrecati da una discarica abusiva di rifiuti.

In campagna elettorale, il candidato di Berlusconi Gianni Chiodi si è distinto per un’iniziativa propagandistica che dovrebbe suscitare indignazione pari alla sua evidenza: la diffusione di un video-appello dal titolo “Tutti i giovani del Presidente”, inizialmente pubblicato sul suo sito e su YouTube e poi da lui rimosso per un probabile rigurgito di vergogna, (ma che è stato ripubblicato dal sito d’informazione Abruzzo24ore.tv che segue le elezioni) in cui per sostenere la propria candidatura ha dato l’impressione d’illudere i giovani in cerca di occupazione promettendo loro un “avviamento al lavoro imprenditoriale” tramite raccolta dei curricula presso la sua “bancarella”. Già, il termine scelto dal candidato e dal suo staff da l’idea di una vendita, riportando alla mente le vicende giudiziarie che da tempo accompagnano l’amministrazione regionale abruzzese.

Nel suo spot, dal titolo cinematografico-casereccio del genere filmetto all’italiana, per non parlare della musica di sottofondo di genere requiem) è ravvisabile un reato perseguibile penalmente, la proposta di cosiddetto “voto di scambio”.

Il candidato-imputato del Pdl spera in una facile vittoria ma qui dalla Campania, altra regione al centro dell’attenzione in termini di riflessione sulla (s)correttezza morale del suo comunque penoso ceto politico dirigente, ci si chiede se gli abruzzesi desiderosi di onestà siano in grado di far valere uno scatto d’orgoglio e sappiano andare al voto, dunque non astenendosi, scegliendo una persona distante dalle vicende del recente passato e da quanto le premesse indichino in Gianni Chiodi.

E’ importante, è bene sottolinearlo, la scelta di una persona su cui non ci siano ombre come carichi pendenti nei rapporti con la Giustizia e che non sia soggetta al trasversalismo politico che anche oggi è stato espresso dal precedente Governatore. In un’ intervista Del Turco ha affermato che per la propria osservanza socialista (sperando non si riferisca alle tangenti del fu socialista più noto per questo) e per il proprio approccio culturale non avrebbe votato il candidato di Di Pietro e di altri partiti di centrosinistra, Carlo Costantini che sul suo sito web ha reso noto il proprio certificato penale, pulito. Del Turco ha poi aggiunto l’intenzione di voler tornare a far politica “ovunque sia possibile farlo come riformista”, anche con il Pdl. Di fatto fu proprio il leader del Pdl Berlusconi che, nei giorni seguenti al suo arresto, gli si dichiarò solidale e certo della sua innocenza (sarà che il Premier era abituato, prima del Lodo Alfano, a provare a dichiararsi tale nei suoi processi) e l’uomo politico delle istituzioni che gli mostrò maggiore comprensione fu Cossiga! (C’è un filo logico)

Del Turco ha dichiarato la sua scelta di voto anti-Costantini come dettata anche dalla propria cultura.

Una scelta contraria alla sua potrebbe rappresentare una lezione di ripresa morale e culturale per l’Abruzzo oggi, per l’Italia un domani





Princìpi e Istituzioni di politica bipartisan, con un po’ di razzismo

20 05 2008

 

Tre sono i punti focali attorno ai quali si sta sviluppando il dibattito politico e il conseguente flusso informativo degli ultimi giorni; l’uno legato ai prevedibili orientamenti parlamentari della nuova legislatura, a questi si associano altrettanto designati scenari pessimistici sul panorama dell’informazione pubblica, il tutto condito da un crescente clima d’intolleranza proveniente dalla cronaca. Tre questioni che dovrebbero riportare alla mente alcuni temi dell’ultima campagna elettorale che hanno infine contribuito al conseguente esito.

Tanta legna al fuoco da ascrivere al vento politico e all’informazione parziale ad esso legata. Tanto fuoco in Campania, tra rifiuti rovesciati in strada e dati alle fiamme da certi pezzi di popolazione e molotov incendiarie di gentes che, armata da chi sa chi, avrebbe voluto fare carne alla brace dei Rom nel quartiere napoletano di Ponticelli. Un’ondata xenofoba e razzista che dal territorio napoletano sembra montare mediaticamente al punto tale da farla assurgere a “emergenza-nomadi” nazionale e problema principale del Paese. Ma di quale emergenza si parla? Si dovrebbe parlare di emergenza quando fenomeni contingenti si susseguono fino a manifestazioni di diffusione a macchia; un tentativo circoscritto di sequestro di minore non può essere elevato a fenomeno esteso tale da dichiarare un’emergenza. E’ questo uno degli esempi di manipolazione dell’informazione come prodotto di una pessima politica che detta la propria agenda, in parte ancora elettorale, ai media. Un’informazione che, eludendo criteri di notiziabilità giornalistica, quasi non considera che in questi stessi giorni una giovane rumena sia stata violentata a Roma da un italiano. E che neppure precisa che i Rom, il nuovo nemico dell’abominevole via italiana alla legalità, non sono da identificare tout court come rumeni. (Che sono degli immigrati provenienti dallo stato comunitario della Romania)

Nell’innegabile successo della Lega all’ultima tornata elettorale, appare ineludibile il manifestarsi concreto di un sentimento generalizzato di caccia all’immigrato ma, forse, non ci si aspettava, per di più nel periodo post-elettorale, che la “caccia allo straniero” sarebbe stata terreno di propaganda anche per un partito dell’opposizione, di cui i manifesti anti-Rom di una sezione di quartiere del Partito Democratico di Napoli hanno dato prova. Gioco forza l’effetto prende vigore dalle parole di Filippo Penati, esponente del Partito Democratico e presidente della Provincia di Milano, che non appena saputo che il commissario straordinario per l’emergenza-Rom, Gian Valerio Lombardi, avrebbe distribuito i Rom in tanti piccoli campi nell’hinterland ha sbottato: «Così partiamo con il piede sbagliato. Si deve prevedere l’espulsione dei cittadini comunitari indesiderati. Gli elenchi sono già pronti o manca pochissimo. Facciamo pulizia dei delinquenti, questo deve essere il primo impegno del commissario». Diventa più difficile credere che il manifesto piddino resti un pensiero isolato all’interno del partito dopo che anche un manifesto verbale, da Napoli a Milano, reclama l’espulsione perfino di cittadini comunitari, in senso contrario alle norme di libera circolazione dell’Ue e del Trattato di Schengen, ribadite nella loro pienezza dalla Commissione europea. In considerazione della volontà sempre più evidente di negare ruolo e normative dell’Ue, è da accogliere positivamente la proposta formulata dal Pse e appoggiata dai Verdi europei di un dibattito al Parlamento europeo sulle misure europee e sopratutto italiane anti-Rom.

Aggiornamento: resoconto del dibattito tenutosi al Parlamento europeo sulla situazione dei Rom in Italia e in Europa.

Misure e discussioni che continuano a riscuotere critiche dalla stampa internazionale e dal Governo spagnolo. “Il governo spagnolo, ha sottolineato il numero due dell’esecutivo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo on line, respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia”. Il Ministro degli Esteri italiano Frattini, nell’intento di non attirare scontri tra diplomazie e ulteriori critiche, ha parlato di un chiarimento aggiungendo che le dichiarazioni del vice-premier spagnolo “non hanno mai voluto riferirsi direttamente alle misure del governo italiano in materia di regolamentazione dell’immigrazione clandestina e non volevano esprimere nessun elemento critico rispetto al pacchetto-sicurezza che il governo si appresta a varare”. Ma l’articolo di stampa, nella versione originale o nella sua traduzione, risulta più credibile e che l’esponente del Governo spagnolo si fosse espressa propriamente sull’Italia lo si poteva intendere del tentativo di correzione dell’informazione attuato anche dalla Farnesina. Ad ulteriore conferma, le frasi pronunciate da un altro Ministro spagnolo, Celestino Corbacho, Ministro del Lavoro e dell’Immigrazione: “Le politiche sull’immigrazione del governo italiano pongono l’accento piu’ sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno. Il governo italiano, dice Corbacho, vuole criminalizzare il diverso mentre io mi assumo la responsabilità di governare il fenomeno”. Ricordiamo che era stato in un primo tempo Berlusconi, durante la campagna elettorale, ad esprimersi negativamente sulla composizione a suo parere troppo rosa del Governo spagnolo, suscitando critiche già da parte del Ministro dell’Uguagliana, Bibiana Aido, che si era detta disposta a pagare uno psichiatra per il premier italiano, forse ascoltando Grillo e il suo “psiconano”.

Cercando di delineare un quadro di riferimento, le questioni di questi giorni sembrano essere in parte riconducibili ai comuni denominatori espressi dal titolo, ossia ai princìpi che stanno ispirando le rinnovate istituzioni. Da una parte, princìpi d’istituzione di un clima nuovo, di buonismo tra il Governo, presieduto da Berlusconi e parte dell’opposizione, guidata dal segretario del Pd, Veltroni e da un’altra, princìpi di un malcelato razzismo e d’intolleranza. Leggi il seguito di questo post »





Convegno “Il Parlamento europeo e la democrazia nell’Unione”

12 05 2008

 

Presso “Città della Scienza” a Napoli, nell’ambito di una tre giorni di attività ed eventi rivolti in particolare al mondo scolastico e giovanile e dedicati alla celebrazione della Festa dell’Europa del 9 Maggio, sabato 10 maggio l’incontro dal titolo “Il Parlamento Europeo e la democrazia nell’Unione”, con la partecipazione di gruppi di studenti delle scuole superiori, docenti e visitatori interessati alla tematiche europee.

 

Il programma del convegno, organizzato dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza e dalla Fondazione Mezzogiorno Europa, con i patrocini della Regione Campania, Europe Direct Napoli e Unione Europea:

 

 

Programma convegno (mezzogiornoeuropa.it) 

 

Dopo il saluto di presentazione dell’iniziativa, affidato al direttore della Fondazione IDIS, Luigi Amodio, seguìto dall’introduzione al tema da parte del Presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa e coordinatore della giornata, Andrea Geremicca, gli interventi dei relatori invitati.

 

  • Clara Albani, Responsabile dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo, espone per prima il tema che fa da cornice al dibattito. In considerazione di una platea costituita prevalentemente da giovani studenti, legge un documento personale attraverso il quale illustrata le origini, le funzioni e lo sviluppo storico del Parlamento Europeo, sottolineando come esso sia l’unica grande istituzione europea ad essere legittimata dal voto del popolo e che il concetto di democrazia nell’Unione che essa tende a sviluppare sia quello originario del demos, il governo del popolo.

 

  • Vittorio Calaprice, presentatosi come “semplice” funzionario della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dicendosi lieto di essere stato invitato al dibattito con altri rappresentanti delle istituzioni e della cultura, ricorda come l’edizione 2008 della Festa dell’ Europa ricorra nell’anno europeo del dialogo interculturale e che per l’anno prossimo il tema scelto dall’Europa verterà sulla creatività e l’innovazione.  Calaprice mette in evidenza quali saranno le prossime sfide dell’Europa, citandone in particolare quattro: quella di essere un soggetto capace di reggere l’economia della globalizzazione; quella di affrontare i problemi dell’energia e del cambiamento climatico; i problemi dell’immigrazione e quello dell’ordine mondiale, a stretto giro con la lotta al terrorismo internazionale. Rammenta l’importanza e la necessità che le istituzioni europee siano fatte oggetto di conoscenza da parte dei giovani e a questo proposito rende nota la prossima realizzazione di un Centro Europeo per i giovani che nascerà a Roma.

 

  • Gianni Pittella, Deputato Europeo e Capo della Delegazione italiana del PSE al Parlamento Europeo, pone questioni di natura più politica domandando come mai, di fronte a problemi sempre più sovranazionali, non si comprenda la necessità di trovare soluzioni sovranazionali; annota infatti quanto, di fronte a tante questioni, si sviluppino reazioni di chiusura nei confini nazionalistici.                                                                                                       Pittella riconosce propri meriti per aver contribuito all’ampliamento del programma Erasmus, non più destinato come fino a qualche anno fa ai soli studenti universitari ma esteso a quelli delle scuole superiori e agli impiegati, del settori pubblico e di quello privato. Un problema su cui chiede maggiore sensibilità è legato alle risorse e al bilancio dell’ Ue. Noi tutti, spiega Pittella, chiediamo programmi e risorse all’ Unione Europea ma non le forniamo un sostegno economico sufficiente per renderla più forte e capace fintanto che il contributo di ognuno di noi ammonta a circa 50 centesimi al giorno.                                                                                                                       Il discorso politico-economico tocca alcune proposte che non solo di recente sono state formulate anche da Tremonti e dal nuovo governo e l’eurodeputato si dichiara d’accordo, al di là dell’appartenenza politica, a dar vita agli Eurobond e all’utilizzo delle riserve auree nazionali delle banche centrali allo scopo di creare un Fondo d’integrazione al bilancio europeo. Il discorso più generale riporta alla percezione e alla considerazione dell’ Europa, con la constatazione di come l’Europa non sia stata quasi mai citata durante l’ultima campagna elettorale e che solo più recentemente sembra ricevere attenzione al fine primario di modificare la legge elettorale per averne un effetto anche in Europa.

 

  • Matteo Pizzigallo, Professore Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università “Federico II” di Napoli, lancia diverse critiche costruttive e ragionate sulla democrazia nell’ Unione Europea. Agganciandosi ad un’osservazione precedente di Pittella afferma come spesso, su molti problemi, si facciano solo dichiarazioni propagandistiche poco utili alla loro risoluzione e mette in luce un problema di legittimazione popolare di alcune istituzioni come la Commissione Europea, espressione di nomine fatte dalle maggioranze politiche nazionali e non da un vero governo sovranazionale. Bisognerebbe pertanto rafforzare la partecipazione democratica alla vita politica comunitaria del PE e per esteso dell’ Ue e ciò potrebbe costituire una vera svolta rivoluzionaria.                                                                                       La stessa essenza dei partiti europei mostra dei deficit e resta affidata, per un funzionamento complessivo, all’azione di singoli entusiasti parlamentari che s’impegnano nel mediare tra interessi e questioni nazionali, ma pur sempre nell’ambito di un sistema partitico europeo che risulta espressione di proiezioni nominalistiche ristrette. Gli stessi poteri reali del Parlamento Europeo andrebbero rafforzati in un’ottica di “utopia mite” e quelli della Commissione Europea dovrebbero conquistare la fiducia del PE, oltre che quella dei cittadini.

 

  • Umberto Ranieri, già Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, è chiamato a concludere il giro d’interventi. Nel suo discorso, sottopone all’attenzione alcune criticità incontrate dal processo di costruzione europea, a partire dal progetto di Trattato di Costituzione europea fino al Trattato di Lisbona. Anch’egli sottolinea il ruolo essenziale del PE su un equilibrio istituzionale originale dell’Europa e ribadisce che il problema della democraticità del complesso comunitario è universalmente sentito, così come il bisogno di una valorizzazione delle componenti parlamentari come garanti della legittimità su base popolare. Un processo di costruzione europea che viene anche sfavorito da campagne mediatico-politiche locali tese soltanto a distruggere e che andrebbero invece contrastate da atteggiamenti equilibrati e tesi a sopperire al deficit di democraticità. In molti casi, la logica delle contrapposizioni politiche nazionali incide negativamente sul lavoro comunitario ed è questa una pratica nociva da contrastare più efficacemente. Anche attraverso la diffusione del Trattato di Lisbona che potrà consentire all’ Ue di giocare un ruolo maggiore e cruciale nella direzione della politica estera e di sicurezza comune e in altri ambiti in cui si avverte da tempo la necessità di un impegno comune, un impegno europeo.




E a conquistare la rossa primavera fu..

19 04 2008


Fuori la Sinistra. C’è chi la prende come un’esortazione a ripartire e a riorganizzarsi, (ma anche secondo vecchi schemi, in Campania si discute già di una Cosa di bassoliniana tela, un laboratorio, dalle nostre parti al peggio non v’è mai fine) chi non ne piange la morte presunta, crogiolandosi nell’accettazione della sua scomparsa in Parlamento con un sentimento di liberazione, chi chiede di salvare il soldato Bertinotti, chi dice che la sinistra non va estinguendosi perché la rappresentanza non fa pari con la pancia del Paese e quest’ultima sembra essere la miglior ipotesi, poiché una sinistra in Italia c’è. In ogni caso, da qual angolo le si vuol vedere, le analisi sulla débacle della Sinistra, (Arcobaleno, ma al momento la si può anche  identificare con un’opzione più generica, sinistra) andate a pioggia sulla rete negli ultimi giorni, mettono in evidenza un trapasso che alcuni continuavano a celare sul retro dell’autobus: una metà dei voti attesi per la SA sono stati conquistati dal Pd. E’ questo l’avviso da cui partire. A conquistar la rossa primavera fu il Pd e dove brillava (?) il Sol dell’avvenire s’interpose, determinando l’eclissi della Sinistra.

I dati sono ormai chiari, la Sinistra Arcobaleno è stata fagocitata in massima parte dal Pd, qualche spina è finita in pasto all’Idv, qualche operaio al Nord si è sentito abbandonato e ha trovato riparo nella Lega, il resto alle liste minori di sinistra e quel che avanza s’è astenuto perché non ha trovato né carne né pesce.

 

Ieri è stato reso pubblico un sondaggio in cui in un item si chiedeva quanto fosse stato determinante l’appello al voto utile. La questione sarebbe stata più interessante se fosse stata posta agli elettori della SA (si, a quel 3% circa su base nazionale, poco ma vero) o, se fatta, renderla nota ai lettori, per farne un’analisi completa, non parziale, sulla scelta di parte dei “simpatizzanti generici di sinistra”. (Sullo slogan di campagna della SA si tornerà poi, qui è solo un gioco di parole) Ne sarebbe scaturito che chi ha votato SA pensa che altri che di norma lo avrebbero fatto si siano fatti incantare dalle sirene del voto utile al Pd, nell’illusione del “si può battere” Berlusconi.  

 

E allora, se complimenti vogliamo fare al Pd, lo si può solo per aver vinto una guerra tra sconfitti destinati, dove l’obiettivo raggiunto è stato quello di affossare la Sinistra per “perdere meno” da Berlusconi. Già, anche perché la sconfitta condivisa è mal comune..(non piace completare il proverbio)

Il Pd non può consolarsi nel dire di aver conseguito un risultato soddisfacente comparando i voti ottenuti con quelli del 2006, contando qualche migliaia di voti in più e che non si sarebbe potuto fare di più (“si può fare di più”, ci prende la vena melodica, magari ad uso della Sinistra) perché, numeri alla mano, tra Camera e Senato, vi sono stati 9 punti percentuali di distacco e una regione come la Campania, storica foriera di voto progressista, è l’emblema della sanzione alla classe politica dirigente di centro-sinistra, che ha subito un’evidente batosta dal Pdl. Va da sé che il discorso virerebbe subito su Bassolino ma il dato è incontrovertibile ed è ciò che conta. E non basta Piazza del Plebiscito. Viene in mente una massima di Nenni: piazze piene, urne vuote. In questo caso le urne non sono rimaste vuote, ma riempite dal voto per il Pdl, questo si. Il successo del Pd è l’aver mangiato la SA. Yes, you can, tu chiamale se vuoi..soddisfazioni.

 

Che ne sarà ora della Sinistra in Italia? La domanda Leggi il seguito di questo post »





Laicità e diritti civili. E il riformismo che il Pd “non può fare”

6 04 2008

I temi della laicità e dei diritti civili sono tra i meno trattati in questa campagna elettorale, quantomeno dai due partiti maggiori. L’uno, il Pdl, ha pensato di non farvi quasi mai cenno; l’altro, il Pd, ha fatto di peggio perché quando le suddette issues sono emerse in alcune interviste dei propri candidati, si è trattato di gaffes (ma in verità sono espressioni di pensiero reale) da cui il Pd ha tentato di rifuggire, declassandole a temi extra-elettorali.

L’irrompere, nei giorni scorsi, di una pesante dichiarazione contraria a priori a possibili riconoscimenti legislativi anche per le più semplici coppie di fatto e non solo per le coppie gay, resa in occasione di un’intervista a Ecotv.it dalla Binetti, capostipite dei teodem nell’area confessionale del Partito Democratico e portatrice della cultura del cilicio e della conseguente beatitudine nella mortificazione della carne umana, ha fatto il paio con la polemica suscitata da alcune frasi pronunciate il giorno precedente dal generale Del Vecchio, altro candidato del Pd, che si era espresso sulla non idoneità degli omosessuali nell’esercito e sull’opportunità di istituire bordelli per i militari in missione. Non soddisfacente la controreplica del generale Del Vecchio alle critiche mossegli da più parti: “Vorrei precisare – ha detto Del Vecchio – che interpretare come un pensiero compiuto qualche frase detta con un po’ di ingenuità sarebbe sbagliato”. Prendiamo atto che il candidato del Pd sia stato imprudente nel dire ciò che pensa, come un’ammissione d’incapacità nel tenere celati i propri reali pensieri. E la stessa qualità d’eloquio e d’idee abbiamo potuto ravvisarla nella candidata Paola Binetti. Dalle dichiarazioni di replica dell’emittente Ecotv.it si viene a sapere che la Binetti aveva chiesto di non mandare in onda l’intervista perché ‘forse aveva un po’ esagerato’.

 

Veltroni ha cercato timidamente di tamponare le inopportune dichiarazioni di questi giorni affermando pubblicamente: Le parole che il generale Del Vecchio ha pronunciato sono assolutamente sbagliate e lontane anni luce dal programma del Partito Democratico e dai suoi valori”.

Ma nel programma del Pd i timidi cenni sui diritti civili, a leggi contro le discriminazioni, risultano essere punti di facciata, strumentali al voto e poco credibili in considerazione di tali premesse ideologiche. E dei Cus, che dovrebbero ammorbidire ciò avrebbero dovuto essere i Dico, che a loro volta dovevano ammorbidire ciò che avrebbero dovuto essere i Pacs, non v’è traccia evidente e destino sembra dire che non sarebbero provvedimenti di Governo e/o si spegnerebbero negli iter delle commissioni parlamentari.

 

La semplice presenza dei due personaggi sopraccitati nelle variegate liste del Partito Democratico è sufficiente a far intendere quale sia stata la strategia del Pd nella scelta delle candidature. Però, presentare una pletora indistinta di personaggi, anche lontani dalle competenze di cui necessiterebbe la classe politica dirigente (ricordiamo che la giovane Madia dichiarò subito di essere candidata in quanto non avente alcuna esperienza politica) risulta essere rischioso e alla luce di cui sopra controproducente, perché poi anche loro “parlano”.

Sulla scia di quanto detto, abbiamo anche sentito qualche giorno fa Franceschini, vice-segretario del Pd, annunciare con orgoglio che il Pd porterà in Parlamento circa 120 cattolici. A parte il reiterato concetto di “portare” in Parlamento, secondo il quale il Pd ci ricorda che i cittadini-elettori non svolgeranno una vera funzione “elettiva”, ci si dovrà rallegrare della presenza di politici in Parlamento sulla base del credo religioso? E quanti saranno coloro che si potrebbero tacciare di omofobia? Tra un ex fascista alle amministrative di Roma, il candidato al Campidoglio Rutelli che ha dichiarato il no all’istituzione del Registro delle Unioni civili nella capitale, la Binetti e il generale Del Vecchio, l’antico celodurismo della Lega e la tradizione conservatrice della Destra sembrano lasciare il passo a questo nuovo che avanza. E il riformismo tanto declamato dal nuovo partito fa pietosa fine, virando più verso la Destra americana, come detto da Titti Di Salvo, (la Sinistra l’Arcobaleno) che verso quello europeo.

 

Risulta evidente che non è, non può e non vuol essere il Pd un promotore di diritti civili e di garanzie per le minoranze e che quella nuova stagione di cui vuol farsi portavoce è ben lontana da un certo “I have a dream” di Martin Luther King (di cui ricorreva l’altro ieri il 40° anniversario dalla scomparsa) e dalla sue battaglie per le minoranze ma anche dal Zapatero dei giorni nostri.

 

 

 

Laicità e diritti civili sono sempre stati punti in favore dei movimenti europei che si rifanno ad una cultura socialista e al minimo riformista ma non sono considerati dal Pd come temi degni d’attenzione. Leggi il seguito di questo post »





Due settimane e un voto (o due)

31 03 2008

Veltrusconi 

Con tale titolo e l’immagine di uomo politico bipartitico dal volto trasformato in stile “Face off” non si vuol né annunciare a breve una presa d’impegno ecclesiastico né il lancio di una versione politica e alternativa di “Una poltrona per due”, (è utile il titolo, non la trama) anche se nel secondo caso il timore resta fondato. Ci riferiamo al tempo che ci separa dalle elezioni e alla possibilità di un voto più consapevole al di là di ciò che ci viene propinato dalla televisione.

Messa alle spalle la tregua pasquale, finiti i giorni delle colombe, nel periodo che segue dovrebbe (?) arrivare il momento dei falchi, e di coloro che punzecchieranno l’elettore alla conquista del voto. Soprattutto di quello degli indecisi che, secondo alcune indagini di ricerca e dopo lo stop ai sondaggi elettorali, (per legge non possono più essere resi pubblici a partire da ieri) costituiscono all’incirca il 30% dell’elettorato, di cui un terzo dovrebbe o potrebbe decidere di fare la propria scelta all’ultimo momento. 

Malgrado tutti i sondaggi abbiano convenuto su un vantaggio per il Pdl, la corsa si presenta ancora interessante e le prossime due settimane potrebbero risultare importanti per chi volesse sparigliare le carte. Forse più crude negli attacchi che tradizionalmente si sferrano negli ultimi giorni a ridosso delle elezioni, anche se il clima di questa campagna elettorale ha lasciato finora minor spazio all’aggressività rispetto al passato, prestando il fianco ad ipotesi di inciucio post-elezioni. Non è da escludere, ad ogni modo, qualche sorpresa-promessa da tirar fuori per far breccia finale sullo svogliato elettore, sperando non si traduca nella solita zolfa sul genere meno tasse per tutti – abolizione dell’ICI, proposte oramai stantie, copiosamente ripetute in troppi finali tele-mediatici. Senz’altro qualcuno continuerà l’ operazione-antipatia “voto utile”, un leit-motiv fuorviante che è stato adottato prevalentemente da Veltrusconi (per chi ancora non ne fosse al corrente, Veltrusconi è un personaggio atto a rappresentare il cartello pseudo elettorale e già mediatico composto da Veltroni e Berlusconi e dunque, dalle due forze maggiori Pd-Pdl. (Anche le sigle di partito si differenziano un po’ poco) Un appello al voto utile comparso sin dalle prime battute di questa campagna elettorale e non come in genere avviene, riservato al finale. Il suo anticiparsi mostra il segno di una competizione elettorale nata un po’ stanca, soprattutto da parte del pentacandidato (per la quinta volta candidato) premier Berlusconi.

Sorprende che nell’analisi degli indecisi, una fetta consistente sia costituita da coloro che non sanno ancora quale schieramento votare e non semplicemente quale partito. Ad avvalorare la tesi che la collocazione sullo scacchiere politico dei due maggiori contendenti, il Pd e il Pdl, tenda a confondersi e a trasformarsi in un’offerta di voto pericolosamente confusa o forse più indifferenziata nei due attori principali rispetto al passato e di una conseguente minor consapevolezza nella scelta. Diverso, ed è un bene per la democrazia, il discorso sulla preferenza per altri partiti, minori in termini numerici ma atti ad offrire vicinanza e personificazione con il proprio sentire e le proprie idee, come nel caso dei partiti che esprimono una vera e propria parte politica.

Sarà curioso e presumibilmente al cardiopalma vedere come andrà a finire la partita per il Senato, dove un sostanziale pareggio porterebbe al ripetersi della stallo logorante che ha fatto da contraltare allo scenario-thrilling della camera alta durante il Governo uscente. Ed è a questo proposito che si parla di voto disgiunto, in base al quale anche possibili elettori del Pd potrebbero decidere di votare la Sinistra Arcobaleno nelle regioni in cui il Pd è dato per vittorioso, per togliere senatori al Pdl, in base al meccanismo di ripartizione dei seggi. Nelle regioni dove il Pd è piuttosto sicuro di aggiudicarsi il premio di maggioranza, (Emilia, Toscana e Umbria) ai Democratici conviene che Bertinotti e i suoi superino quel fatidico otto per cento. In caso contrario, il senatore che andrebbe alla sinistra se lo aggiudicherebbe la seconda lista classificata, ovvero il Popolo della libertà.

Ma diamo ora un’occhiata ai temi degli ultimi giorni, Leggi il seguito di questo post »





Precario cerca buon partito, scopo voto elettoral-matrimoniale

16 03 2008

Non si tratta di voto di scambio. Il nostro voto non vale solo 50 euro. Non è un annuncio personale. Sono in molti in cerca di un partito da votare per la prossima tornata elettorale. Qui non si vuol per forza sposarsi. In giro ci sono tanti precari dubbiosi sul da farsi.  

Anche nell’attuale campagna elettorale, come in quella precedente del 2006, non si è fatto a meno di sparare sui precari. Dopo l’infelice dichiarazione televisiva di qualche sera fa del pluricandidato premier Silvio Berlusconi, che durante l’approfondimento politico del Tg2 Rai “Punto di vista” ha dettato la sua ricetta per un problema che affligge tante e tanti (si, esiste anche il genere maschile) giovani e non solo, quello del lavoro precario. Ad una domanda posta all’ex premier da una studentessa universitaria, su come fosse possibile per le coppie giovani mettere su famiglia senza la sicurezza di un posto e di un reddito, (una giovane che è stata definita precaria anche se non la si può mettere alla stregua dei tanti che in questa loro condizione esclusiva devono sbarcare il lunario e non l’affrontano come impegno ad integrazione degli studi) il kapo del Pdl le ha consigliato di trovarsi un marito ricco, dunque un matrimonio di convenienza come metodo per risolvere i problemi di un’intera categoria socio-economica, composta da oltre 4 milioni di persone. “[..] le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere, e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere..”, sono state le parole della faciloneria.   

Questa dichiarazione, che ha sollevato un vespaio di polemiche e nutre la vergogna di vivere in questo Paese e per le persone che ci dovrebbero rappresentare, è stata poi oggetto di tentativi di correzione a cura dei pluriacclamati spin-doctors del Cavaliere che hanno provato a farla passare come una battuta, propria dello stile humour del barzellettiere di Arcore, che come tutti sanno è un fine umorista degno di Zelig. (Gli spin-doctors, specifica per i non addetti ai lavori, sono dei consiglieri politici che si occupano anche di modulare strategicamente il linguaggio della comunicazione politica di un leader/candidato, particolarmente in campagna elettorale; tra gli analisti risaltano solo quelli di Berlusconi poiché nel centro-sinistra vi è, a quanto sembra, una minor tradizione nell’impiego di tali professionisti o perché sono meno capaci, o meno falchi) 

Ma di tutta la vicenda, colpevole è la solita Rai, un servizio pubblico penoso. Se avessero scelto un vero precario e non una studentessa simpatizzante del Pdl, che il giorno successivo è apparsa nella lista di An per il Pdl al Comune di Roma, anche se poi la giovane ha annunciato il ritiro. La Rai si deve solo vergognare, più di Berlusconi, di cui conosciamo lo spirito che muove a tale linguaggio. Intanto tante giovani precarie dal lodevole sorriso stanno proponendo istanza di matrimonio, sul modello destinato al rinnovo dei contratti di precari.   

Con questa uscita e con quella di alcuni gg precedenti, quando durante un comizio il kapo del Pdl aveva stracciato il programma del Pd (che ha più volte accusato di averlo copiato dal suo, in effetti presentano non pochi punti in comune) si può dire di essere ormai entrati, a un mese dalle elezioni, nel clima tipico delle campagne guidate da Berlusconi, basate su offese personali e gratuite verso la collettività degli italiani e dichiarazioni scioccanti a cui naturalmente il centro-sinistra dei buonisti non sa far fronte, né in maniera elegante atta a differenziarsi sul piano dell’immagine né sullo stesso terreno dello sboccato contendente, il quale trova terreno fertile a giocare la competizione sulla guasconeria spicciola e sul bullismo senile.  

Provando ad interrogarsi sul contenuto della ricetta di Berlusconi, Leggi il seguito di questo post »





Giovani precari: cosa c’è per loro in questa campagna elettorale?

23 02 2006

Da alcuni giorni sembra che anche gli argomenti riguardanti gli aiuti alle famiglie, ai pensionati ed ai neonati siano tema di campagna elettorale. Proprio su questi ultimi, mentre dal governo Berlusconi si attende l’assegno da 1000 euro una tantum del bonus bebé reclamato qualche mese fa, Prodi è andato oltre, annunciando il proposito di dare un contributo ai nuovi nati fino ai 3 anni, pari a 2500 euro all’anno, erogato fino al compimento dei 18 anni, addirittura.

E’ apprezzabile che si voglia cercare di recuperare aspetti di welfare state che sono stati mortificati anche in termini di budget negli ultimi anni, ma ora mi sembra si faccia la corsa a chi la spara più grossa, senza tener conto del bilancio dello stato e di come finanziare queste misure di sostegno. Si tratta infatti di promesse elettorali. Sembra partita una base d’asta, aspettiamo per vedere chi rilancia, vorrei  proporre provocatoriamente a queste due maschere di carnevale di non limitarsi ai 18 anni e di istituire un vitalizio a tutti i nascituri.

Mi sembra di aver sentito dire che nel Ventennio si favorissero le nascite per aumentare il numero di braccia al lavoro, ma con le prospettive attuali ci vorrebbe un po’ di sano realismo e puntare anche se non soprattutto su altre fasce d’età. Aiutare per esempio i giovani disoccupati del Meridione, che nessuno sta nominando in questa campagna elettorale. A loro nessuno le fa le promesse? Forse per non diffondere troppo malcontento quando ci si misurerà con la realtà dei fatti? Forse hanno timore di movimenti di piazza? In altri paesi come la Francia i giovani disoccupati dall’età di 25 anni percepiscono l’RMI, una misura di sostegno in attesa di trovare lavoro. Noi non abbiamo un vero stato sociale come oltralpe, ma sarebbe meglio che i candidati premier smettano d’illudere la popolazione e di prenderci in giro.

E il giovane precario continua a vivere di deboli prospettive A detta di molti, questa è la prima generazione nella storia ad avere meno dei propri genitori, dei padri. Siamo retrocessi, tutti.

E seguendo la campagna elettorale, i confronti televisivi, le promesse ed i temi caldi, si capisce quali dovrebbero essere le prossime mosse del precario. Potrebbe favorire l’ingresso in questo splendido mondo di un figlio, non importa come, in provetta , prendendo un utero in affitto, (pare costi meno che affittare un appartamento in una città medio-grande) così il pargolo incasserebbe 2500 euro all’anno (per ora, ma come detto è partita la base d’asta in base alle promesse elettorali) fino ai 18 anni o meglio per tutta la vita, ma si leviamoci il pensiero, proroghiamo la misura di aiuto così lo “sistemiamo” per sempre e non ci possiamo lamentare della percentuale di indigenti. Intanto che non trova moglie perché nessuno vuole più sposarsi e perché la grande maggioranza delle donne, in seguito ai comizi televisivi di Berlusconi su Rete4, ha sviluppato un’enorme passione per la politica e scalpita dalla voglia di impegnarsi full-time nella vita di partito, favorita dalla proposta d’istituire le quote rosa, potrebbe andare a vivere in coppia, (ma forse anche in gruppo, il programma dell’Unione non precisa) uomo o donna che sia, ed avere diritti e riconoscimenti in quanto “coppia di fatto” (che di per sé non sono una cattiva idea) e magari ottenere in seguito il bonus per le giovani coppie (anche per quelle di fatto, coerenza) per prendere casa a basso prezzo. Però il precario è un tipo moderno e quindi un lavoratore molto flessibile, (ai piego ma non ai spezza) talmente flessibile che si flette per ore sugli annunci della stampa gratuita nel treno da pendolare stracolmo, scassato e non di rado guasto, teme di non arrivare alla pensione e neppure alla vecchiaia, contribuendo così al tanto auspicato svecchiamento della popolazione (in pratica si leva dalle….. prima del previsto, sollevando lo stato dal dargli pure una pensione. (Che assurdità, la pensione, una cosa antica, c’è chi vuol innalzare la pensione minima ma i lavoratori precari arrivano a prenderne una?) Se poi questa situazione non gli sta bene, potrebbe sempre provare a far fuggire il suo cervello all’estero con tutti i “capitali” che intanto ha accumulato con i contratti a progetto, (c’è chi ha il “Capitale” di Marx, in edizione economica tascabile, lasciatogli in eredità dal professore di filosofia che ha vissuto di stenti ma con onore di spirito) quei contratti a progetto che talvolta si ottengono nel post-laurea, (si fanno progetti per sempre e ti rendi conto che anche tu laureato sei un progetto e che la tua vita professionale è un progetto, perenne) dopo aver conseguito una “super laurea” con il 3+2, l’1+4, lo schema ad Y, (chi non ha mai giocato a calcetto, dai, ogni anno si cambia per esigenze di categoria) partire con Trenitalia dal sud a Torino, come hanno sempre fatto i giovani del Meridione in cerca di fortuna, arrivarvi carico di entusiasmo e di nuove “amicizie” che lo hanno accompagnato durante il tragitto e gli si sono rimaste “tanto attaccate” e da lì usufruire della tanto desiderata linea ad alta velocità, la TAV, che gli permetterebbe velocemente di raggiungere Lione e lasciare altrettanto velocemente il suo paese, viaggiando insieme alle merci perché anche il precario si sente una merce, ma contraffatta, da spacciare come originale all’estero, un prodotto italiano nel mondo.