Festa dell’Europa 2013; a Napoli, a “Città della Scienza”

9 05 2013


La Festa dell’Europa 2013 (Europe Day), oggi 9 maggio, a Napoli si celebra anche quest’anno e per più giorni a “Città della Scienza“, come negli anni precedenti.

In specie con e per i giovani e gli studenti, (ri)costruiamo il “Science Centre” e più spazio ai diritti di cittadinanza europea (2013 Anno europeo dei cittadini).

9 mai 2013 - Journée de l'Europe

9 mai – Journée de l’Europe. Affiche 2013: L’ENJEU, C’EST L’EUROPE IL S’AGIT DE VOUS (europa.eu, © Union européenne, 1995-2013)





Voto utile, inutile o non voto. Illusioni dell’elettore

22 02 2013
Tanto va lo schiavo alle urne che si sente cittadino

“Tanto va lo schiavo alle urne che si sente cittadino” (immagine da: “operettemurali.wordpress.com”


A poche ore dall’apertura dei seggi ma ancora in tempo di campagna elettorale, mai come stavolta è forte la tentazione del “non voto”, espresso nel seggio o attraverso l’astensione.

In tanti ci eravamo quasi ripromessi, dopo quella volta nel 2008, che non sarebbe stato accettabile l’andare a votare nuovamente con il cosiddetto “Porcellum”, la legge elettorale “porcata” che tuttora non ci permette di scegliere davvero la persona, il/la candidato/a che vogliamo ci rappresenti. Ed eccoci alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013, intenti a valutare su quale/i simboletto/i (due schede) mettere la nostra crocettina, un voting system for dummies, un metodo di svilimento dell’espressione di voto (e del votante).

Ultime ore di propaganda, si diceva. Di una campagna elettorale a tratti oscena, con le consuete violazioni delle regole televisive sulla par condicio, con immancabili manifesti abusivi e che ha trovato il suo culmine nella per nulla nuova proposta/promessa di Berlusconi sulla restituzione dell’IMU (del 2012, sulla prima casa), comunicata tramite missiva su cui le Procure indagano per eventuali configurazioni di reato di “voto di scambio”.
C’è stata una predominanza del tema dell’IMU ma, pur se a tanti piacerebbe l’eliminazione di questa tassa sulla prima casa (così come proposto anche da altri), bisognerebbe intuire se una sua cancellazione comporterebbe un aumento della stessa sulle seconde case; con la conseguenza ulteriore che per quelle date in affitto, il maggior onere potrebbe finire per l’essere scaricato verosimilmente sui giovani, sui precari che non hanno possibilità attualmente di poter accedere ad un mutuo e acquistare una propria casa. Ma a chi frega dei giovani? Nei loro confronti, per combattere la disoccupazione e la sottoccupazione giovanile di cui poco si è parlato, tutto sarebbe risolto dal pagamento o meno dell’IMU?!

Promessopoli, dunque, in questo periodo è stata affollata come al solito; ma ciò che conta, anche e soprattutto in politica, non sono i programmi copia e incolla né le promesse ma i fatti, la credibilità e la coerenza nel tempo.
Non sono credibili e risultano perfino inefficaci anche certe strategie d’immagine; pensiamo a quella che in pochi giorni ha visto un leader dopo l’altro tenere in braccio dei cagnolini. Il cane “Trozzi” (o “Empy”) in braccio a Monti (malconsigliato dal consulente americano di Obama, David Axelrod), la cagnetta per Berlusconi, se solo avessero potuto esprimersi questi inconsapevoli, sfruttati animali!

E poi, gli insopportabili e ossessionanti appelli al “voto utile”, che non esiste. Il voto o è libero e sempre utile o non è. Leggi il seguito di questo post »





Studenti all’estero/Erasmus. La volontà di (non) facilitare il loro voto

23 01 2013
Studenti italiani che non potranno votare alle prossime elezioni

“Studenti italiani che non potranno votare alle prossime elezioni” (immagine da www.facebook.com/studentiesclusidalvoto)


Piuttosto che colmare il vuoto legislativo per cui alcune categorie di connazionali temporaneamente all’estero, tra cui gli studenti Erasmus, non sono contemplate dalle disposizioni per le elezioni politiche 2013 per votare nel Paese ospitante, il Governo dimissionario Monti – avvezzo come altri a ‘decretini’-legge e voti di fiducia – ha motivato l’impossibilità di intervenire per “difficoltà insuperabili…soprattutto, di costituzionalità”. Quando manca la volontà di facilitare loro il voto.

Non è ad esso che spetta il giudizio ultimo di costituzionalità e inoltre, s’intenda il voto a distanza (per es. presso le ambasciate, i consolati, per corrispondenza) per tutti coloro che si trovano temporaneamente all’estero per motivi di studio, con borsa Erasmus, senza, da free mover ecc. E c’è anche la difficoltà degli studenti fuori sede nei nostri confini. Si dovrebbe parlare di inclusione ed estensione, non di selezione di una categoria; il Governo, dunque, riferendosi solo agli Erasmus, inventa scuse che non stanno in piedi. E nel comunicato al seguito del Consiglio dei ministri si trova anche l’indecenza di un rinvio della discussione ad una riforma elettorale, quella che non hanno voluto fare pressoché tutte le forze politiche al momento presenti in Parlamento.

Gli studenti italiani all’estero sono da considerarsi inoltre in cosiddetta “missione internazionale” più di altri, Forze armate e Forze di polizia che sono categorie aventi tale diritto al voto. Rappresentando un’avanguardia culturale, cercano di “salvare la faccia”, se ancora possibile, a questo paese tra le macerie. Ma il Governo italiano in scadenza, non diverso da quelli che lo hanno preceduto e da quelli che potrebbero seguirlo, diciamo anche lo Stato italiano li discrimina (potrebbe almeno concedere il volo a/r? Piuttosto ha acquistato gli aerei caccia F-35, al tempo con il sostegno anche del Partito democratico di Bersani che ora, in campagna elettorale, ne chiede lo stop) e gli fa anche comodo che non votino, considerato il timore nazionale dei loro cervelli all’estero, non inscatolati nella televisione.

Crescono sempre più le vergogne di questo arretrato paese (apposta scritto e riscritto con la minuscola). Già il voto in sé del corpo elettorale in Italia conta poco e spesso non è rispettato; questo ulteriore, persistente deficit di democrazia e di diritti per gli studenti italiani che non potranno votare per le prossime elezioni (di fatto) dovrebbe far riflettere ancor più, tra chi potrebbe farlo in Italia, per decidere cosa (simbolo) e perfino se ha valore votare.





Commento sul seminario-incontro a Napoli con Jacques Séguéla

11 07 2012
Presidente da vendere - Copertina

Copertina del libro Presidente da vendere, di Jacques Séguéla


Considerato uno dei più grandi pubblicitari al mondo ed anche una storica personalità della comunicazione pubblicitaria-elettorale, Jacques Séguéla è stato ospite-star di un seminario-evento tenutosi venerdì 29 giugno presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli e organizzato dall’Istituto Superiore di Comunicazione “ILAS” di Napoli.

Autore di alcuni testi noti, in Italia pubblicati da Fausto Lupetti editore di comunicazione, tra cui per il versante advertising è ‘d’obbligo’ citare Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario…Lei mi crede pianista in un bordello, trad. it. di Paolo Grimaldi, Milano, 1986 (ed. or.: Ne dite pas à ma mère que je suis dans la publicité…Elle me croit pianiste dans un bordel, Flammarion, Parigi, 1979) e Hollywood lava più bianco. Il manifesto della pubblicità spettacolo, trad. it. di Paolo Grimaldi, Milano, 1985 (ed. or.: Hollywood lave plus blanc, Flammarion, Parigi, 1982), il bébé (autodefinizione) 78enne pubblicitario francese suscita il mio interesse di studi e professionale grazie alla sua reputazione quale artefice di successi elettorali; a partire da quello più famoso di François Mitterrand, che nel 1981 fu il primo socialista della “Quinta Repubblica” francese eletto all’Eliseo, con il celebre sloganLa Force Tranquille” (trad.: “La forza tranquilla”). A questo, si aggiungano altre campagne elettorali presidenziali vinte in diversi paesi, con un record di 18 su 20; perse quella del 2002 per un altro socialista francese, Lionel Jospin. Sono venuto così a conoscenza del suo recente libro (uscito in Italia prima che in Francia) Presidente da vendere, con Domenico Pasquariello, Milano, 2010.

Posto che non è mia intenzione discuterne le qualità di pubblicitario, testimoniate da tanti successi per marche francesi diffuse nel mondo intero, desidero condividere alcuni commenti personali – in ambito politico – rispetto a quanto ascoltato dal vivo; qualche riflessione che vada al di là dei tanti applausi che la platea di studenti e comunicatori gli ha tributato al momento e dei commenti di stima diffusi anche nei giorni successivi sull’apposita pagina-evento su Facebook “Jacques Séguéla a Napoli per parlare di comunicazione”. Aggiungo di basarmi sullo speech in versione italiana della brava traduttrice simultanea, pur seguendo anche in lingua originale francese i contributi di Séguéla; è possibile vederne e ascoltarne parte in alcuni video (a cura di Pasquale Popolizio).

Per quanto riguarda l’ambito pubblicitario commerciale, come premesso, poco da ri-dire. Da spettatore comune, voglio notare che diverse sono state le video-réclame mostrate durante l’incontro con protagonisti dei bambini, dunque minori; pur destando un’ilarità che “funziona”, una parte della rassegna video che non ha incontrato particolarmente il mio favore a causa della insistita partecipazione di questi, pur quando si tratta di pubblicizzare condom e che ne costituirebbe il legame.

Venendo piuttosto all’ambito politico che più mi compete, annoto alcuni punti che non mi hanno convinto, esercizio più interessante rispetto a quello opposto. Leggi il seguito di questo post »





I soliti tre partiti scelgono i propri nominati per le Authority

6 06 2012

(Conferenza stampa di alcuni tra i contrari, video di antefattoblog” da YouTube.com)


I soliti tre partiti Pd, Pdl, Udc hanno perso l’ennesima occasione, oggi alla Camera e al Senato, di recuperare un po’ di consenso nell’opinione pubblica. I controllati hanno infatti scelto i propri controllori, nominando i nuovi componenti della “Agcom” (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) e della c.d. “Authority per la Privacy” (Autorità garante per la protezione dei dati personali) attraverso il consueto uso partitocratico della lottizzazione e spartizione di poltrone.
Un accordo su un voto tripartisan a cui, bene specificarlo, non hanno partecipato alcuni parlamentari tra cui Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto e portavoce di Articolo 21), Pancho Pardi (Idv), Arturo Parisi (Pd), Ignazio Marino (Pd), altre forze politiche pur presenti in Parlamento come l’Idv e i Radicali. Anche al di fuori, altri hanno espresso il loro dissenso, tra cui Beppe Grillo e Nichi Vendola per SEL.

Pur avendo avuto la possibilità di cambiare logica, hanno adottato quella dell’arrocco e inciucio a difesa del proprio potere. Accettando di ricevere i curricula di ‘possibili’ candidati, hanno persino preso in giro i cittadini, la società civile, le associazioni riunitesi in iniziative come “Open Media Coalition” che avevano chiesto, in nome anche della trasparenza e dell’auspicata indipendenza delle figure professionali da individuare, un diverso metodo di scelta, slegato dall’appartenenza politica, di coloro che per sette anni (in carica quanto il presidente della Repubblica) avranno un importante ruolo di controllo sulla correttezza e sulla libertà dell’informazione anche in Rete, dei media, dei dati personali.

Tale decisione rende questi partiti ancor più avulsi dalle istanze di democraticità e partecipazione civica di chi ha cuore le sorti del Paese. Forse, meglio, saranno maggiormente soggetti ad essere spazzati via.

Stefano Rodotà, professionalità di livello indiscutibile sul tema, su repubblica.it: “Mi pare sia stato fatto un gravissimo errore considerando l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema delle candidature. Non ascoltare i cittadini produce sempre danni alla democrazia”.





Festa della Repubblica con sobrietà

2 06 2012


Post sobrio con auguri.

Si alla sobrietà, no alla parata militare; celebriamo così la Festa del 2 giugno per la Repubblica italiana.





Sarkozy, invece, ha ammesso la sconfitta

16 05 2012


(Video di “Actupolitique.fr” da YouTube.com)


Salutato da poco più di una settimana il successo alle elezioni presidenziali francesi, François Hollande si è insediato ufficialmente all’Eliseo, nella cerimonia dal valore anche simbolico del passaggio di consegne (passation de pouvoirs) con il président sortant Nicolas Sarkozy. Naturalmente, l’attenzione è in questo momento concentrata sui primi atti del nuovo président de la République, il quale ha provveduto nella stessa prima giornata di ieri a nominare Primo ministro Jean-Marc Ayrault, maire de Nantes (sindaco della città di Nantes), mettendo a punto oggi con lui la lista dei ministri del Gouvernement Ayrault.

Qui, però, si vuol evidenziare altro. Sembra interessante infatti, non solo per gli specialisti, proporre e tenere in archivio anche il video-discours integrale di commiato dell’ormai ex presidente Sarkozy, pronunciato la sera delle elezioni (Maison de la Mutualité, Paris, 6 maggio 2012).

Le sue parole possono essere percepite come intimamente sentite. Pur sconfitto nel confronto elettorale, l’invito a rispettare il suo avversario neo-eletto presidente fanno onore alla sua uscita politica, come anche l’ammissione di responsabilità personale della sconfitta. Anche Hollande, nel suo discorso della vittoria, ha tra i primi salutato e ugualmente con rispetto il contendente battuto.

Non pochi politici italiani, lontani da questo stile, dovrebbero prenderne esempio; esprimere i complimenti tra vinti e vincitori è il primo passo di chi possiede o vuol assumere un’alta statura politica, di credibilità e di eleganza umana. Noi abbiamo avuto Berlusconi che, pur essendo un amante delle conversazioni telefoniche per altre questioni, nelle elezioni del 2006 non fece neppure una telefonata al vincitore designato Prodi e che anche in altre occasioni ha mostrato reticenza in questo senso. Altro esempio più recente quando, a noto esito delle elezioni amministrative della scorsa settimana, non ha ammesso l’evidente sconfitta del suo Pdl, perdendo inoltre un’occasione comunicativa utile, per chi ne è capace, a rinfocolare il sostegno dei suoi (perduti) elettori.

Chissà se su tale aspetto si può considerare credibile il detto che recita: “ogni popolo ha i governanti che si merita”; magari, conteranno di più le singole persone che scelgono e soprattutto, le singole persone che vengono scelte.





9 maggio, Festa dell’Europa 2012

9 05 2012


(Video “Campagna di comunicazione Festa dell’Europa”, di “affari europei” da YouTube.com)


La giornata di oggi, 9 maggio, rappresenta la Festa dell’Europa 2012, Europe Day.

Se ne parla sempre poco ma quest’anno, grazie al governo Monti che per altre questioni è criticato, non è questo post il luogo, riceve una maggiore attenzione.

Oltre agli eventi celebrativi che puntualmente vengono organizzati, per conoscere i quali si consiglia di navigare nel sito web della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, nei giorni scorsi è andato in onda uno spot televisivo (in alto), parte di una campagna di comunicazione istituzionale realizzata dal Dipartimento per le Politiche europee, il quale riassume situazioni derivanti da un’Europa che ci rende “più forti insieme” com’è scritto nello slogan scelto per il manifesto del 2012 (qui in versione fr).

Europe Day 2012, poster smoller image

Europe Day 2012, poster smaller image, © Union européenne 1995-2012, europa.eu

Tra i benefici dell’Ue, piace sottolineare i cambiamenti positivi che un programma di studi quale “Erasmus” ha apportato nelle vite, anche professionali, di tanti giovani. Peraltro, proprio quest’anno se ne festeggiano i 25 anni dalla nascita.





Il “boom” del MoVimento 5 Stelle: cittadini votano altri cittadini

8 05 2012


(Video “Grandi, grandi, grandi…” da beppegrillo.it – YouTube.com)


La tornata di elezioni amministrative del 6 e 7 maggio potrebbe aver più chiaramente indicato, piuttosto che la crescita della disaffezione secondo uno sguardo ‘breve’ incentrato su una minore affluenza alle urne, un percorso ormai intrapreso: un rinnovato rapporto di partecipazione alla res publica da parte di cittadini che votano altri cittadini, non più così disposti ad affidarsi ai cd. “partiti tradizionali”.

Partiti che, qualcuno più altri meno, arrancano. Il Pd “tiene”, la Lega e altri calano ma è soprattutto il Pdl, posto (per ora?) in sordina il suo comandante Berlusconi il quale neppure ammette la sconfitta – e ciò è un bene per gli altri, potrebbe perdere ancor più la prossima volta -, si sta inabissando come il Titanic (però, onore ai caduti di quella tragedia), riducendosi in alcuni territori fino a percentuali da partitino minore; potrebbero cambiarne il nome, con la classica operazione di plastica pre-elettorale e anche prodigarsi economicamente in quella iniziativa annunciata recentemente da Alfano, che con Berlusconi darà un volto nuovo, dicono, alla politica italiana. Se però i suoi rappresentanti resteranno quelli che ancora vediamo in tv e che potremmo forse trovare più spesso sulla Rete, la sopravvivenza non dovrebbe durare molto.

Dunque c’è l’irrompere del MoVimento 5 Stelle, una forza politica non con “forma partito”, non affetta da ideologie del passato, non definibile mediante l’uso di semplicistiche categorizzazioni da manuale come “grillismo” e simili, costituita da una lista autonoma “certificata” dal suo ideatore Beppe Grillo. Vi sono le invettive tipiche del “personaggio”, che struggono le menti di osservatori della contemplazione e di qualche politico fine come Vendola – il quale nelle ultime settimane, con l’uso di toni offensivi personali verso Grillo, ha fatto diverse cadute di stile. Ma i partiti e gli osservatori capaci di guardare oltre (e ve sono, viene in mente Ilvo Diamanti che infatti non sottovaluta i fenomeni di cambiamento) dovrebbero (?) comprendere che il registro linguistico di un comico o ex tale che agisce da megafono dell’attenzione non racchiude l’impegno di attivisti, cittadini e candidati del MoVimento, i quali anche con toni pacati portano avanti idee, tradotte in proposte concrete in rapporto ai territori, sullo sfondo di un programma nazionale che pure c’è ed è sui siti di riferimento. I punti del programma spesso vengono perfino copiati da altri, anche dai partiti, sulla carta.

Questi cittadini-candidati, tra cui tanti giovani di cultura anche politica ma indipendente, che si autofinanziano con pochi euro e fanno campagna elettorale pressoché a costo zero su internet, che come MoVimento a differenza di tutti gli altri (i partiti) non intascano i rimborsi elettorali (già finanziamento pubblico dei partiti) che vengono volontariamente rifiutati e lasciati nella casse dello Stato affinché quel denaro possa essere usato per altri nobili fini, rappresentano la vera, Politica. E se ne riappropriano allorché i partiti tradizionalmente si (pre)occupano del popolamento di cariche per i propri adepti e dell’accumulo di denaro pubblico (poi utilizzato a fini privatistici, come le indagini in corso parlano per i casi Lusi, Bossi ecc.), elementi che fanno di tali partiti, loro si, l’anti-politica. Che è cosa diversa da un’anti-partitocrazia, difficile da distinguere per un po’ di giornalisti e politici dal pensiero unico e limitato, così impegnati nel tentare di denigrare il “personaggio politico” Grillo.

Non è grave, a parere di chi scrive, che Napolitano abbia risposto a precisa domanda di non vedere alcun boom in queste elezioni; ora, se per “boom” possiamo anche intendere la sorpresa e non solo i numeri, non era inatteso l’esito elettorale del laborioso impegno che da due anni e mezzo circa porta avanti il MoVimento 5 Stelle, a partire dai territori locali, con una crescita costante e un potenziale ancora inespresso, specie al Sud. Se ne accorgono ora, forse, i partiti. Nei giorni scorsi, cercando di correre ai ripari con un fuoco concentrico, tutti contro Grillo, demonizzandolo per paura della propria inadeguatezza e dei propri elettori. Come ha invitato a fare Grillo, certi politici continuino pure ad attaccarlo, descrivendolo con termini offensivi alla stregua di quelli comico-provocatori a lui criticati; per i cd. “grillini” e il MoVimento 5 Stelle va bene continuare così, così come per Grillo che aggiunge, in uno dei suoi più recenti post: “ci vediamo in Parlamento”.





“Moi, président…”. Hollande presidenziale nel confronto televisivo

3 05 2012


(video di LeMonde – YouTube)

Perfino nel débat télévisé (video integrale in lingua originale) di ieri sera (2 maggio) tra i due candidati del ballottaggio (second tour) per le presidenziali francesi 2012, François Hollande e Nicolas Sarkozy, nell’accennare all’Italia, è stato fatto il nome dell’ex presidente del Consiglio B. come ‘caso’ responsabile di anni bui della nostra economia.
Hollande ha ricordato l’amicizia tra Berlusconi e Sarkozy (video) – della stessa famiglia politica europea – e Sarkozy ha tentato inutilmente di negare tale rapporto onde evitarne effetti d’immagine negativi.

Per quanto concerne il bilancio complessivo del confronto televisivo, in Francia da molti definito “muscolare” ma che rispetto allo stile italiano è apparso più tecnico, i tentativi da parte del presidente uscente di mettere in difficoltà Hollande, insultandolo e riportando dati economici in suo possesso grazie alla carica rivestita in questi anni, non hanno sortito gli effetti da lui sperati.
Un elemento negativo complessivo può essere visto nei continui, troppi riferimenti alla Germania, ponendo la Francia in posizione subalterna.

Da rimarcare positivamente, invece, la strategia verbale di Hollande nella fase finale del dibattito, con l’uso ripetuto e convincente dell’espressione “Moi, président de la République” (video) pronunciata 15 volte, prima di ciascun proposito elencato riguardo allo stile presidenziale “normale” di cui si farà portatore. Non solo un semplice ritornello – di per sé utile – ma un preciso espediente (retorico, un’anàfora) per essere già percepito presidenziale nella possibilità ed attesa di diventare presidente.








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