I bocciati sul lodo. Dalla parte della Costituzione

11 10 2009
articolo 3 Costituzione italiana

articolo 3 Costituzione italiana

Anche il secondo tentativo di sospendere i processi che lo riguardano non è andato a buon fine per il premier-imputato Silvio Berlusconi. Il c.d. “lodo Alfano”, ennesima legge di fatto ad personam e scudo immunitario riedizione del già respinto “lodo Schifani”, è stato a sua volta giudicato illegittimo con sentenza (7 ottobre 2009) della Corte costituzionale per “violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione“.

 

Una sentenza ovvia, che tiene conto di un principio fondamentale (pur)troppo trascurato dalla stampa e dai commenti politici di questi giorni: “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge”. Talmente chiaro dal punto di vista giuridico e per il senso comune che ci si dovrebbe rammaricare della necessità di un pronunciamento in merito da parte del massimo organo di garanzia costituzionale, la Corte Costituzionale; ma in Italia persino i princìpi fondanti dello Stato di diritto, della democrazia e della sua Carta fondamentale sono sotto attacco e necessitano di essere ribaditi e oltremodo difesi. Addirittura considerati come una nuova e straordinaria conquista, per alcuni esponenti politici negli attimi immediatamente successivi alle sentenza. Prendiamo invece questo esito avverso alla legge “in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” come un’iniezione di fiducia per l’opinione pubblica nella persistenza di almeno un organo che si fa garante della Costituzione e riassumiamo alcuni punti su tutti i protagonisti bocciati sul lodo e dalla Costituzione e sulle distorsioni comunque negative dei giorni scorsi.
Perché si avverte il bisogno (e la libertà) di dire, di scrivere fatti e riferimenti che potrebbero, anzi dovrebbero essere noti e diffusi ma che, considerando ad esempio che l’art. 3 della Costituzione quasi ovunque viene menzionato poco o punto, non appaiono sempre tali.

 

L’informazione parziale dei Tg

Prendiamo ad esempio il Tg2 RAI, oggetto di analisi ideale per constatare come venga costruito quotidianamente un telegiornale del ’servizio pubblico’ in favore di una precisa parte politica, attualmente quella che è espressione del Governo. E che vorrebbe anche scegliere l’opposizione amica; quasi ogni sera il Tg2 trasmette un commento del ‘dalemiano’ appassionato di tessere e bocciofila Bersani, uno dei candidati alla segreteria del Pd e più raramente degli altri due, Franceschini e ancor meno Ignazio Marino. Il 5 ottobre, giorno precedente la prima seduta della Consulta, viene trasmessa solo un’intervista ad un presidente costituzionale emerito che espone opinioni favorevoli verso il lodo; nessun intervistato con un’opinione diversa e possibilmente opposta. Nel dopo sentenza, lo stesso Tg così come la maggior parte degli altri sottolinea una sola motivazione della sentenza stessa, quella di inidoneità di una legge ordinaria per il lodo, a fronte di una legge che avrebbe ‘dovuto’ essere (di modifica) costituzionale. La violazione del principio enunciato nell’art. 3 Cost., sull’eguaglianza dei cittadini, viene sminuita con un secondario “anche” al fine di diffondere l’idea, anche in prospettiva futura, che non sia poi così importante.  

E’ bene allora sottolineare che l’incostituzionalità è ed era già di per sé evidente anche solo in base all’articolo 3 Cost. e che il comunicato della Consulta (le motivazioni complete non ancora note), su cui si basano le conclusioni di buona parte della stampa e della politica, riporta le due violazioni senza stabilire una primazia.


Gli avvocati di Berlusconi

E’ da notare che alla seduta della Corte non viene ammessa la Procura di Milano; vi sono i tre avvocati personali del premier: Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella, a cui si aggiunge l’Avvocatura dello Stato anch’essa per parte del premier e rappresentata da Glauco Nori (l’Avvocatura dello Stato è incardinata nella Presidenza del Consiglio e a difesa del premier; giornalisti e osservatori stranieri avranno avuto qualche difficoltà a capire o, meglio, ad accettare l’idea); questa nei giorni scorsi aveva travalicato i suoi compiti istituzionali disegnando conseguenze politiche per un’eventuale bocciatura del lodo. Le arringhe in aula arrivano ad espressioni indicibili (ma dette): per Ghedini “la legge è uguale per tutti ma non necessariamente lo è la sua applicazione”. Vi sono anche considerazioni, degli avvocati, di natura politica e politologica e non di tecnica giuridica; secondo Pecorella, “la nuova legge elettorale ha sostanzialmente modificato l’identità costituzionale del premier – quindi ora il premier non è più solo un
primus inter pares, (equivalente ai ministri) ma è indicato e votato come capo della coalizione presentata agli elettori. Quindi ora c’è una investitura diretta dalla sovranità popolare, che segna un distacco dalle tradizioni degli Stati liberali”. Nella tesi dell’Avvocato Pecorella scorgiamo un’amara deduzione; nel nostro Paese vige oramai una ‘democrazia’ illiberale. Diverse affermazioni, a parere dannose e diseducative, con il rischio di solleticare una rivalsa di tanti studenti nei confronti di testi e docenti di diritto. E’ bene ricordare che il Presidente del Consiglio è eletto dal Parlamento e non, come hanno cercato di spacciare Pecorella e Berlusconi, direttamente dal popolo degli elettori. Ad un esame di diritto costituzionale, o pubblico, sarebbe da bocciare.

 

Berlusconi irritato

Appresa la sentenza, dice che “la Consulta è di sinistra” (ha dimenticato “comunista”), un po’ di magistrati sono rossi, la stampa in alta percentuale di sinistra, tutti gli spettacoli di approfondimento televisivo gli sono contro, i comici lo prendono in giro; escludendo il Partito Democratico che non ha nominato tra le parti avverse (se ne possono trarne interrogativi) ma aggiungendo il complotto anti-italiano e internazionale e l’essere il più perseguitato della storia si arriva alla conclusione che buona parte del mondo che lo circonda, ma soprattutto dell’Italia ‘che si vede’ sia di sinistra. Con tanta sinistra nel Paese, con i tanti comunisti che in realtà sono ‘quattro gatti’, i gattocomunisti, non spiega come lui e il suo governo abbiano tanto (presunto) consenso. Non dice mai quali sono i suoi elettori dichiarati, quale sarebbe il suo ‘popolo’. Che infatti non scenderà in piazza neanche stavolta. Forse si tratta dei Galli di Bossi, i cui annunci e vilipendi dovrebbero essere quantomeno redarguiti dal Capo dello Stato, in genere impegnato in moniti in-diretti a Di Pietro.

Nell’intervento alla terza ‘camera’ Porta a Porta, inelegante e gratuitamente offensivo verso Rosy Bindi, Berlusconi afferma: “Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte”. E dice di essersi sentito preso in giro. Da Napolitano. Leggi il seguito di questo post »





Però non aderisco alla giornata di silenzio dei blog

13 07 2009


Questo blog NON aderisce alla giornata di sciopero-silenzio dei blog, coordinata attraverso il sito-network “Diritto alla Rete” e proposta per domani, 14 luglio, dai giornalisti e blogger Alessandro Gilioli (L’espresso) e Enzo di Frenna e dall’avvocato Guido Scorza (i link portano ai loro primi annunci dell’iniziativa, seguiti da altri post-update).

Il post porta la data in cui è stato concepito, il 13/07/09; è rimasto in bozza fino al 17/07, causa impegni personali offline. Nel lasso di tempo intercorso, in home page figurava un annuncio di non adesione alla giornata di silenzio dei blog. Il 17/07 il post è stato completato da link ed editato nella versione per la pubblicazione e senza modifiche ed aggiunte sulla base dei giorni successivi. Malgrado l’evento in oggetto sia passato, ho deciso di pubblicarlo perché resti in archivio la mia opinione e il mio interesse sul tema.

Condivido certamente le ragioni della protesta dei blogger e di chi teme che il decreto Alfano sulle intercettazioni telefoniche possa ledere, oltre che aspetti di giustizia e di giornalismo anche la Rete, rendendo difficile la libertà di opinione (non diffamatoria né calunniosa) e la condivisione di contenuti attraverso blog, social network, (da poco è attiva la pagina di Blogue Pol su Facebook) siti amatoriali.

Un comma contenuto nel Ddl 1415a sulle intercettazioni approvato alla Camera sembrerebbe infatti stabilire un obbligo di rettifica, su richiesta di un interessato che si ritenesse parte lesa, per i gestori di “siti informatici”; così formulato, potrebbe intendersi esteso anche e per esempio ai blog che sono per lo più amatoriali. Altresì eccessivo che tale obbligo debba essere ottemperato entro 48 ore dalla richiesta, (notificata come? Forse con una mail, se c’è, non legalmente certificata?) pena una sanzione pecunaria insostenibile per un gestore di blog spesso realizzato a costo zero. Peraltro, i reati di diffamazione, calunnia e simili sono già regolati e previsti anche per i blogger come per altri gestori di siti. Non si ravvisa alcuna necessità d’istituire tale obbligo di rettifica; la Rete e i blog hanno ‘regole’ e dinamiche diverse da quelle concepite per la stampa cartacea di tanti anni fa.  

Sarebbe logico aspettarsi che i legislatori ne abbiano una conoscenza adeguata e sappiano distinguere blog e siti amatoriali, che non costituiscono un prodotto editoriale e che spesso come nel mio caso non sono fonte di entrate economiche, da altri siti che sono giornali e periodici d’informazione telematica e che sono soggetti agli obblighi previsti per la stampa, a partire dalla registrazione presso il Tribunale.

Purtroppo, da un po’ di tempo si susseguono diverse proposte legislative che non dimostrano la necessaria competenza e sembrano confondere o voler equiparare i blog all’informazione della stampa.

 

Veniamo però ai motivi per i quali Blogue Pol non aderisce alla giornata di sciopero. Noto anzitutto che il concetto di ‘informazione’ non riguarda primariamente quella che viene ripresa e riportata sui blog; questi fanno per lo più opinione e non informazione in senso stretto e giornalistico. Ritengo vi siano blogger che protestano per la loro (emittente e presunta) libertà d’informare che invece credo debba chiamarsi, il più delle volte, libertà d’opinione. La libertà d’informazione della stampa è un tema correlato e su questa segnalo un articolo di qualche giorno fa di Umberto Eco.

Nel claim di questo blog è presente, non da ora, la specifica “Blog d’opinione” (e che discute casomai sull’informazione, non la ‘fa’). Forse non sono pochi i blogger che peccano di presunzione credendo che il cosiddetto “giornalismo partecipativo”, che seguo con interesse e secondo il quale tutti sarebbero in modo poco definito una sorta di ‘giornalisti’, abbia ormai assunto il rango di giornalismo ‘puro’; che io intendo, in primis, come giornalismo d’inchiesta, di ricerca sul campo e di uso di fonti di prima mano; non il commento a quanto si apprende da altri media. Questa presunzione di alcuni può indurre in errore anche i legislatori.

Non aderisco, è questo il punto, a tale forma di protesta perché non reputo idonea ed efficace la modalità del silenzio (anche se limata da un breve testo e da un banner). Anzi temo che il silenzio possa rivelarsi un favore fatto proprio a chi pensa, a pensar male, di mettere un cosiddetto bavaglio alla Rete. Leggi il seguito di questo post »





Legge sulle intercettazioni. La prassi del parere preventivo del Presidente Napolitano

5 07 2009

stop Napolitano legge intercettazioni

stop Napolitano legge intercettazioni


Il mio parere, unito alla percezione di un sentiment secondo cui altri non si esprimono per timore d’incorrere nel ‘politicamente scorretto’, è che non sia preferibile la prassi, intrapresa dal Quirinale nei confronti di questo Governo, di confidare un ‘parere preventivo’ noto anche come azione di moral suasion su leggi in itinere, come nel caso del Ddl sulle intercettazioni non ancora approvato da entrambi i rami del Parlamento.

Si era già avuto una sorta di sconfinamento presidenziale sul caso Englaro e per il decreto sul testamento biologico; è plausibile temere che l’esito che potrebbe scaturire da questo stop di Napolitano al Ddl sulle intercettazioni, in buona fede, possa essere simile al precedente: una correzione solo parziale della prima proposta che lascerebbe sul campo parecchi scontenti.

Benché il Presidente della Repubblica possa ravvisare condivisibili vizi di incostituzionalità nel disegno di legge sulle intercettazioni approvato (con emendamenti) alla Camera, la sua procedura d’intervento non segue il dettame costituzionale che prevede l’attesa dell’approvazione di una legge prima della sua esamina, a sua volta seguìta dalla decisione da parte del Capo dello Stato di promulgarla o rinviarla alle Camere per un’ulteriore valutazione





Tg1, festini, referendum elettorale. E’ un Porcellum

20 06 2009

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni


Trascorse due settimane dalle elezioni europee e dal primo turno delle amministrative, urne nuovamente aperte il 21 e 22 giugno per il referendum elettorale e per i ballottaggi che riguarderanno elezioni Provinciali come a Milano e Torino ed elezioni Comunali in capoluoghi come Bari, Bologna e Firenze, tutti di rilevanza politica nazionale.

Non riuscendo o non volendo ammettere il calo di consensi e il fallimento elettorale delle loro aspirazioni sul bipartitismo, i due partiti numericamente più consistenti continuano a pensare ad altro. Al Pdl si sono impegnati, nei giorni scorsi, nell’approvazione, in un ramo del Parlamento, del Ddl Alfano sulle intercettazioni; noti giornalisti lo contrastano con un appello contro quella che definiscono legge-bavaglio alla libertà dell’informazione e che considerano come un duro colpo alla giustizia penale, come spiegano il Procuratore a Torino, Caselli e il sostituto Procuratore a Palermo, Ingroia.

Al Pd si è aperta la corsa per gli aspiranti segretari, con dichiarazioni di chi sta con chi che ancora una volta mostrano il proverbiale tempismo strategico (è un’ironia, serve specificarlo?) dei suoi dirigenti.

Berlusconi intanto è nervoso per le penose vicende e rivelazioni che lo riguardano, comprese le registrazioni audio della D’Addario a Palazzo Grazioli (“vai ad aspettarmi nel letto grande”) di cui fonti diverse riferiscono a Repubblica.

Non è un caso né un complotto che venga fischiato ad ogni incontro pubblico; tra chi va in piazza c’è chi lo fa con delle ragioni e non per semplice acclamazione. Sono segno che il Premier non ha il consenso che crede nel Paese: i suoi numeri elettorali sono frutto, come sanno gli analisti, del voto subliminale dei telespettatori, non dunque di quello degli elettori informati. Viene da pensare alla sua apprensione alla notizia che a Roma e in altri comuni del Lazio, dove vi è stato qualche giorno fa il passaggio sul digitale terrestre di RaiDue e Retequattro, ancora tanti anziani non abbiano il decoder che ne permetta la visione. La disinformazione diffusa da quelle Tv, infatti, è essenziale per i voti al Pdl e a Berlusconi.

E’ pur vero che ci pensa la rete ammiraglia a lavorare in modo favorevole al Governo ed al suo Premier, con il suo Tg1 che tende a nascondere notizie come quelle che riguardano la protesta degli abruzzesi davanti Montecitorio e l’inchiesta barese sugli ormai celebri festini; quelli in cui Berlusconi sarebbe, “eventualmente” come precisato dal suo avvocato, l’utilizzatore finale (delle ragazze invitate a partecipare). I Tg hanno poi mostrato il Presidente del Consiglio che, commentando tale vicenda da Bruxelles, promette di “far fuori anche questa spazzatura (l’informazione?) come ha fatto per quella di Napoli”. Infatti l’ha fatta fuori dal Centro della città e spostata in zone meno visibili del napoletano. Ha anche detto, a Cinisello Balsamo, che “in un Paese democratico la maggioranza governa”; il problema è che tale sistema non calza per l’Italia causa fallacia del suo presupposto.

Ma veniamo all’altro elemento di questa tornata elettorale: il referendum; 3 quesiti referendari proposti dal comitato presieduto da Giovanni Guzzetta e coordinato da Mario Segni.

A tal proposito ritorna d’attualità quanto da me scritto nel periodo della raccolta delle firme: “Referendum truffa? No, grazie..io m’informo!” ; “Il referendum elettorale Guzzetta-Segni non propone una buona soluzione”

Resto contrario, per usare parte del titolo di un articolo di Giovanni Sartori, a queste proposte referendarie.

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Rimborsi elettorali: un’informazione scorretta su “Voglio Scendere”

11 06 2009


Leggendo il noto blog “Voglio Scendere” (P. Corrias, P. Gomez, M. Travaglio) , come d’abitudine nella mia rassegna quotidiana, vi ho trovato un breve scritto di Pino Corrias dal titolo Suicidi a sinistra che, oltre a presentare un contenuto insulso, riporta un’informazione scorretta in merito ai rimborsi elettorali. I rimborsi elettorali, chiariamo, andranno solo alle forze che hanno superato il 4% alle europee, non il 2%. Attraverso miei commenti, (comprensivi di alcuni riferimenti legislativi) a cui poi hanno fatto seguito quelli di altri, sono stato il primo a farlo notare, sperando in una rettifica.


E’ deludente trovare un post di quella pochezza argomentativa, politicamente strumentale e di disinformazione (in buona fede?) sul blog su cui scrivono anche Marco Travaglio e Peter Gomez e che è candidato come miglior blog giornalistico al Premio Ischia 2009.

Politicamente strumentale perché il giornalista aveva dichiarato, nei giorni scorsi, la sua scelta di voto (per il Pd) e il post in oggetto cerca di corroborarne a posteriori la scelta, pur avendo avuto anche il Pd un calo, dunque una sconfitta che Corrias forse non vuol vedere; pochezza argomentativa perché, pur considerandone la brevità, fa una semplicistica lettura del mancato raggiungimento del quorum da parte delle formazioni di sinistra che non si sono presentate tutte assieme.

Claudio Fava, stimato europarlamentare uscente che come altri non è stato rieletto a causa della soglia di sbarramento, decisa dai partiti maggiori per tener fuori anche dall’Europa tutte le altre forze di sinistra e non solo, aveva spiegato nei giorni scorsi le ragioni, gli obiettivi, le distinzioni dei progetti delle varie anime della sinistra, di Sinistra e Libertà e dei Comunisti.

 

Di seguito, il mio secondo commento lasciato ieri sul blog “Voglio Scendere” (ne avevo lasciato un altro in precedenza, primo a notare l’errore) :

Questo blog sarebbe il mio preferito se non vi trovassi, a volte, taluni articoli di Corrias a mio parere di poco conto come il presente. Ciò che mi sorprende non è la pochezza dell’argomentazione portata in questo post, sulla quale neppure mi esprimo proprio sulla base di tale considerazione ma il fatto che Lei, Corrias, non sia informato sulla seconda questione.

I contributi elettorali non saranno percepiti dalle forze di sinistra e dalle altre che abbiano superato (o raggiunto) il 2%. La Camera dei deputati soppresse l’articolo, inserito in prima lettura dal Senato, che consentiva l’accesso al rimborso elettorale a tutti i partiti che avessero raggiunto almeno il 2 per cento dei suffragi. Dopo un ulteriore passaggio al Senato, si è tornati al testo originario del decreto, che ne prevede la distribuzione tra le sole forze politiche che abbiano superato la soglia di sbarramento del 4% e abbiano avuto almeno un eletto al Parlamento europeo.

Alcuni riferimenti legislativi:

- Resoconto sommario della seduta del Senato n. 174 del 18/03/2009, esame del Disegno di Legge S.1341-B in cui l’emendamento 1.0.1 che mirava a reintrodurre l’articolo eliminato dalla Camera dei deputati viene respinto, con votazione nominale elettronica

- Lo stesso 18 marzo avviene la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 gennaio 2009, n. 3, recante disposizioni urgenti per lo svolgimento nell’anno 2009 delle consultazioni elettorali e referendarie. Approvato definitivamente, diventa Legge 26/09 del 25 marzo 2009


Aggiornamento:

Claudio Fava ha scritto una risposta a Pino Corrias, da questi pubblicata come rettifica al post. Corrias precisa di essersi affidato ad un Senatore della Repubblica come fonte. Ho nuovamente commentato:
“Lei dovrebbe saperlo, un Senatore della Repubblica non è miglior fonte giornalistica rispetto alle fonti documentali, come quelle che Le avevo segnalato io tramite una semplice ricerca sul web”.





Elezioni 6 e 7 giugno 2009: al voto !

5 06 2009
Elezioni europee giugno 2009

Elezioni europee giugno 2009

L’impegno personale nel seguire la campagna elettorale per le elezioni europee e in misura minore per la Provincia di Napoli non mi ha lasciato tempo per aggiornare il blog sull’andamento della stessa.

Non volendo usare questo spazio per dare indicazioni precise sul voto, invito semplicemente ad andare alle urne; una possibilità che possiamo usare, come la campagna di comunicazione istituzionale del Parlamento europeo ci ha suggerito nelle ultime settimane, con il motto “Usa il tuo voto” (“It’s your choice” nella versione inglese). Diversamente dalle ultime politiche, alle elezioni europee possiamo, oltre che barrare un simbolo di partito o di lista, esprimere al suo fianco fino a 3 preferenze, scrivendo i nomi e cognomi o solo i cognomi dei candidati di quella lista o partito.

Il piano di comunicazione istituzionale del Parlamento europeo per l’intera Ue è stato rifiutato e dunque non applicato nel nostro Paese dal Governo Berlusconi che ha invece prodotto propri spot allo scopo, duole pensare, di orientare politicamente la scelta di voto. Uno di questi ha avuto per testimonial una delle ragazze oggetto di note conversazioni telefoniche tra Saccà e Berlusconi. Ci sono anche state polemiche sugli spot per quanto riguarda le informazioni sul diritto di voto, attribuito “ai cittadini italiani che hanno compiuto i 18 anni”; dimenticando di rendere noto che i comunitari residenti nel nostro Paese, cittadini di altri Paesi dell’Ue, se inseriti in tempo negli elenchi elettorali, possono votare in Italia. 

Apprezzabile l’inchiesta partecipativa sulla pratica selvaggia dei manifesti elettorali abusivi, dossier fotografico raccolto sul sito Fai Notizia.

Come ampiamente prevedibile, si è parlato poco di Europa e per lo più da un punto di vista nazionale, con qualche eccezione.

Per gli indecisi, sulla rete è possibile testare la propria affinità con le forze politiche che si presentano alle elezioni europee grazie ad alcuni siti. Segnalo EU Profiler, anche se non l’ho trovato molto convincente perché l’esito, personalmente, mi è sembrato troppo orientato da una singola domanda, secca, sulle intenzioni di voto. Un’altra simulazione è su Vote Match Europe. Le issues sono anche qui piuttosto semplificate ma il test, diversamente dal precedente, indica una scelta che nelle urne non possiamo fare, tra gruppi politici europei. Non dunque sulle formazioni politiche italiane che si presentano alle elezioni europee. E’ interessante però confrontare la propria posizione su ogni tematica con quella di ogni gruppo europeo ed il comparare il proprio risultato con quello, aggregato in percentuale, degli altri internauti partecipanti.

Poi c’è sempre l’Euro-politometro di Repubblica e il suo speciale elezioni 2009 che resta un puntuale riferimento per seguire lo spoglio e i risultati, così come i siti istituzionali del Ministero dell’Interno – Speciale elezioni e quello del Parlamento europeo.

Al voto dunque!





Festa dell’Europa e Giorno della Memoria (ma i giornali parlano d’altro)

9 05 2009

 

A meno di un mese dalle elezioni europee, il panorama informativo mainstream prolunga il suo tramonto continuando ad occuparsi prevalentemente delle vicende private, divenute pubbliche e di conseguenza anche politiche di Silvio Berlusconi, com’è nello stile del suo protagonista.

A tematiche e programmi di natura più strettamente politica, anche nell’ottica del voto e che meriterebbero diffusione, sono anteposte beghe provincialistiche da basso impero.

E’ bene rammentare, come fatto qui altre volte, che il 9 maggio si celebra la Giornata/Festa dell’Europa (Journée de l’Europe, Europe Day)
Cade in questa data, infatti, la ricorrenza della dichiarazione Schuman, atto progenitore del processo d’integrazione comunitaria che ha dato vita all’Unione europea.
E’ utile ricordarlo anche per avvicinare i cittadini ad una cultura europea, tanto più che il 6 e 7 giugno si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento europeo, a 30 anni dalla sua prima elezione, diretta e a suffragio universale.

Inoltre, in questo stesso giorno, si ricordano Aldo Moro e Peppino Impastato. Questa data ha assunto una valenza simbolica per commemorare le vittime del terrorismo, nel “Giorno della Memoria”, istituito al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo e le stragi di tale matrice.





Il giornalismo è al servizio dei cittadini ? – Dal Festival del Giornalismo 2009

2 04 2009

 

Siamo oramai di fronte a un giornalismo che ci impedisce di pensare collettivamente? L’informazione è ancora al servizio del cittadino?

Ne discutono:

  • Antonio G. Calafati, docente di Economia urbana, Università delle Marche
  • Nicholas Jones, BBC
  • Sergio Rizzo, Corriere della Sera
  • David Sassoli, vicedirettore Tg1

modera Marcello Foa, Il Giornale


Mercoledì 1° aprile, giorno di inizio del Festival del Giornalismo 2009 e primo incontro a cui prendo parte.

Si parla di un tema-rapporto che, come lo stesso moderatore Marcello Foa dichiara sin dall’inizio, rappresenta un punto di criticità per i giornalisti. Una domanda che può essere scomoda ma sulla quale è bene confrontarsi con il pubblico dei cittadini quali fruitori d’informazione.

Il primo esempio portato all’attenzione da Foa riguarda la crisi finanziaria: i giornali hanno denunciato in tempo e correttamente il suo avvento?

Nicholas Jones mostra un’ampia rassegna di pagine della stampa inglese, dove non poche volte sono presenti titoli ed articoli in cui le ammissioni sulla crisi sono evidenziate.

Sergio Rizzo fa notare a tal proposito che in Italia invece non vi è l’usanza di dire “sorry“, vale a dire che nessuno, della classe dirigente né di quella giornalistica, riconosce i propri errori. Rizzo, autore con Gianantonio Stella del best seller “la Casta”, nel coniugare il tema della crisi finanziaria cita il recente caso di spreco di denaro pubblico che fa seguito alla decisione, da parte anche di formazioni politiche che lo avevano sostenuto, di tenere il referendum elettorale in programma al di fuori dell’ ‘election day’ che si terrà il 6-7 giugno 2009. Un esempio di come la classe politica non abbia risposto efficacemente alla crisi e al moto d’indignazione popolare di cui l’alto numero di copie vendute de “la Casta” è rivelatore. Diversamente da come avvenuto in altri paesi; in Spagna, un provvedimento ha riguardato la riduzione dei fondi pubblici del finanziamento ai partiti.

Antonio Calafati, docente ed economista autore di un libro sul tema della Tav – Val di Susa e che si considera estraneo al dibattito tra esperti di giornalismo, cita da par suo gli sprechi nel settore dell’università e che riguardano in primis la proliferazione delle sedi universitarie. Nell’ambito del suo lavoro con gli studenti ha osservato però anche una questione interessante per il dibattito quale la lettura dei giornali. Evidenzia che all’università i giornali non sono più letti; gli studenti non li leggono e si organizzano in altre forme di conoscenza.

David Sassoli prende la parola a lungo per esprimere la sua idea di utilità della lettura dei giornali e dell’ascolto anche dei cosiddetti ritornelli dei politici al telegiornale; crede che servano a capire ed a sviluppare il giudizio critico. Non leggere, non ascoltare l’informazione facendo finta di niente non aiuta secondo Sassoli a risolvere i problemi dell’informazione: chi non legge ne sa semplicemente meno degli altri, afferma. L’informazione, riconosce, presenta chiaramente delle anomalie, in specie riguardanti le regole e i potentati economici e bancari che la gestiscono. Desta clamore il dato sull’età media dei telespettatori del Tg1: 59 anni; ed era ferma a 61 fino a non molto tempo fa, prima che il Tg1 aprisse al sistema di internet e ai contributi degli utenti tramite i contenuti inviati attraverso il sito. Problemi ed anomalie, dice, che si rivelano anche in contraddizioni nel servizio pubblico finanziato da canone e investitori come le banche. E’ giusto che vi sia un servizio pubblico, chiede, come questione da porsi a monte.

Calafati torna a sottolineare, a proposito dell’età anagrafica del pubblico del Tg1, che il telegiornale non è seguito dai giovani e che questo è un problema dell’informazione. Il suo, da economista, è anche un ragionamento che segue la propria logica. Sassoli risponde che la situazione non è esattamente così disastrosa, pur ribadendo difficoltà che si evidenziano nelle vendite complessive dei giornali in Italia: 6 milioni di copie, come nel 1954, a fronte di un consistente aumento della popolazione.

Rizzo, a fronte di esempi critici anche sulla qualità del giornalismo e che prendono di mira anche il Corsera, afferma che i giornali hanno il compito di rispecchiare la realtà della società per cui se hanno parlato per giorni del maggiore o minore fascino erotico della Carfagna e della Gelmini è perché se ne parlava nel Paese. Allo stesso tempo lamenta il fatto che i giornali abbiano trattato molto poco la notizia della condanna dell’avvocato Mills. Le fonti d’informazione si sono ampliate e Rizzo considera in questa direzione ben fatto il Corriere della Sera online. Su questo argomento, Jones paventa rischi sul fatto che internet permetterebbe di fare cose non consentite dalle regole deontologiche.

E’ Sergio Rizzo, infine, a delineare una situazione che sembra essere riassuntiva e che prende le sembianze di un’ammissione di colpa complessiva per la categoria dei professionisti dell’informazione: spesso chi lavora in un giornale vive in una sorta di scatola autoreferenziale, in certi casi lontana dal contatto con la realtà esterna e dal giornalismo di altri tempi, interpretato oggi per lo più come un’attività di desk, svolta anche nelle redazioni da chi non è giornalista.

 

I giornali, i giornalisti, in parte dimenticano di avere un potere educativo e d’influenza nei confronti dell’opinione pubblica e/o più o meno consapevolmente lo usano male, da un punto di vista qualitativo, quando si occupano ad esempio dell’erotismo della Gelmini e della Carfagna. Siamo certi che il processo, al di là del prodotto, non avvenga al contrario? E’ più plausibile, a mio parere, che si parli maggiormente di un argomento perché veicolato e diffuso dai media. Argomenti di poco conto possono essere iniettati e diffusi dai giornali verso l’opinione pubblica e verso il Paese, contribuendo ad un livellamento verso il basso del giudizio critico citato da Sassoli. Se i media mainstream hanno parlato poco della notizia della condanna dell’avvocato Mills, di cui invece si è occupata la blogosfera, sembra credibile una forma di autocensura dell’informazione mainstream, che si associa ad un grado di arrendevolezza ai committenti economici.

Dalle domande del pubblico scaturisce una riflessione amara nel constatare come non si sia data risposta alla domanda iniziale che si poneva questo incontro. Malgrado la difesa di Foa, emerge un interrogativo che non riceve una risposta chiara ma sposta i termini dell’attenzione.

Un reale sviluppo del senso critico del cittadino, specie di quello giovane, risulta limitato se si affida prevalentemente all’informazione mainstream come, ad esempio, quella della Rai e del Tg1, anche in considerazione dell’organico degli stessi suoi giornalisti. La tesi di Sassoli, secondo cui anche ascoltare i ritornelli dei politici al Tg1 serva a formare un giudizio critico, appare quantomeno debole perché limitata ad un tipo d’informazione che risulta sempre meno credibile e sempre più assoggettata al potere politico.





Dimesso Veltroni, si dismetterà il Pd ?

20 02 2009
D'Alema-Veltroni

D'Alema-Veltroni

Veltroni dimesso da segretario del Partito democratico. E’ questa la notizia che ha prevalso nel panorama dell’ informazione mainstream del 18 febbraio. In un Paese a democrazia vigente e con maggiore informazione indipendente, ci si aspetterebbe la massima attenzione sulla notizia riguardante la condanna dell’avvocato Mills, reo di corruzione per falsa testimonianza in due processi (“Tangenti alla Guardia” di finanza e “All Iberian”) che vedevano coinvolto, come co-imputato della controparte e dunque a rigor di logica nel ruolo di corruttore, il Presidente del Consiglio-padrone di Fininvest. Ma siamo in Italia, il lodo Alfano approvato dal Governo ad orologeria esclude dai processi penali le più alte cariche dello Stato e, determinato mesi fa lo stralcio della posizione del Premier, non c’è finora garante della Costituzione che tenga.


L’informazione nostrana si adegua
e contrariamente ai giornali stranieri, che comprensibilmente parlano della vicenda processuale che riguarda Berlusconi, l’attenzione si è concentrata sulle dimissioni del cosiddetto capo dell’opposizione. Con il suo gesto dotato di uno ‘straordinario’ tempismo politico-strategico, Walter Veltroni è riuscito a modificare l’agenda dei media facendo passare in secondo piano una notizia negativa per la sua controparte politica, che dovrebbe essere rappresentata da Berlusconi. Forse l’ultimo ‘regalo’ in stile ‘Veltrusconi’ al principale esponente dello schieramento avverso, dopo aver tenuto una linea incerta anche in giorni recenti in cui l’opinione pubblica discuteva solo del caso Englaro e quasi per nulla delle leggi liberticide contro le intercettazioni, della riforma della giustizia penale e di altre nefandezze di cui oramai ci sfugge. Passata ancor più inosservata l’approvazione al Senato della riforma della legge elettorale per le europee, già licenziata dalla Camera, con soglia di sbarramento al 4%; frutto di un accordo tra le principali forze politiche già presenti nel nostro Parlamento allo scopo di tenere fuori dall’ Europa le altre formazioni politiche che già sono fuori qui. In questo caso, la strategia della distrazione di massa ha funzionato anche a vantaggio del Pd che potrebbe attutire, è questo il suo unico scopo, l’erosione di voti e consenso.

Pur tenendo conto della preminenza del calendario nello sfascio di cui scrive Lucia Annunziata, tutto il Paese, forse metà di esso, almeno alcuni, sono intenti a chiedersi cosa ne sarà di questo partito-contenitore. Se sarà dismesso, vale a dire scisso o se il solo cambio del timoniere determinerà, secondo l’abilità strategica del suo gruppo dirigente che si sta rivelando così ‘vincente’, un proficuo prosieguo della joint-(ad)venture tra margheritini, diessini e rispettivi codazzi.

Se ci sarà solo un cambio nominale di leadership la questione potrebbe perfino ripresentarsi sotto spoglie peggiori, come accanimento terapeutico e con il defluire del veltrusconismo nel ‘collaborazionismo’ dalemiano, il cui uomo simbolo oggi come in altre occasioni si defila per non essere annesso alla parte dello sconfitto; indicativa l’assenza di D’Alema ed anche quella di Rutelli alla conferenza stampa d’addio di Veltroni, dove invece era presente il resto dell’establishment del partito. Se, al contrario, avverrà una scissione, l’identità misconosciuta di parti degli elettorati originari che lo hanno composto potrebbe ritrovarsi.

D’altronde, il Pd che si era dato come mission quella di rappresentare l’unione dei riformisti, riformista non è mai stato e sembra inoltre aver consumato quelle personalità che riteneva essere le migliori risorse di leadership. Facile nutrire dubbi che la terapia di recupero del consenso sia quella d’individuare un ennesimo commissario-segretario ad acta da mettere a capo del partito. Tra le ipotesi di guida a tempo determinato, risulta al momento favorita quella di Franceschini; altre di più lungo raggio portano i nomi di Bersani e Renato Soru, che nella sconfitta in Sardegna ha ottenuto più consenso personale di quanto gliene abbiano dato i voti ai partiti che lo hanno sostenuto, (il dato dovrebbe essere significativo ma si dubita che al loft sappiano trarne un’attenta analisi politico-elettorale) ma il problema è fondamentalmente un altro, sempre lo stesso e che si trascina da anni: il rapporto interno tra i capi bastone del Pd e il potere di autorità che questi saranno disposti a delegare a colui che ne verrà nominato nuovo segretario. E’ il segretario il leader del partito o i veri leader sono coloro che gli remano contro, bisognerebbe anche chiedersi ad ogni tornata della battaglia tra perdenti. Leggi il seguito di questo post »





Se in Abruzzo la questione morale (dalla Campania)

14 12 2008


Abruzzo al voto per l’elezione del presidente e il rinnovo del Consiglio regionale.

Seggi aperti oggi, dalle h.8 alle h. 22 e domani, lunedì 15 dicembre dalle h.7 alle h.15.

i candidati alla Presidenza della Regione Abruzzo

Sei i candidati presidente. I due principali contendenti sono Gianni Chiodi (Pdl) e il deputato dell’Italia dei Valori Carlo Costantini. (Centrosinistra e Sinistra)

Il centro, costituito per l’occasione da Udc e Udeur insieme, ha candidato Rodolfo De Laurentiis; la Destra, Teodoro Buontempo; la lista “Per il bene Comune”, Angelo Di Prospero; il Partito comunista dei lavoratori, Ilaria Del Biondo.

 

 

Dopo lo scandalo suscitato dall’arresto, il 14 luglio scorso, dell’ormai ex presidente Ottaviano Del Turco, accusato di avere intascato tangenti nel settore della sanità nell’ambito di un’inchiesta che vede coinvolti anche alcuni assessori delle ultime giunte di opposto colore politico che si sono succedute alla guida della Regione Abruzzo, il voto è o dovrebbe essere accompagnato da un’importante questione morale, tema tornato d’attualità per diverse amministrazioni regionali.

La speranza in queste ore è che tanti abruzzesi, in particolar modo i giovani che rappresentano tendenzialmente una delle fasce di elettorato che più esprime disaffezione per la politica, prendano coscienza della possibilità, recandosi alle urne, di poter contribuire al rinnovamento della politica abruzzese e di fungere da esempio per le altre regioni; per un futuro, che dalla politica e dall’amministrazione deve ripartire, in cui ci sia anzitutto limpidezza e trasparenza morale.

Poco credibile che tale auspicio di rinnovamento possa essere rappresentato dal candidato del Pdl Gianni Chiodi che, riferisce il giornalista Daniele Martinelli che riporta una notizia da l’Espresso, è imputato per disastro ambientale e gestione di rifiuti non autorizzata e rinviato a giudizio per i danni ambientali arrecati da una discarica abusiva di rifiuti.

In campagna elettorale, il candidato di Berlusconi Gianni Chiodi si è distinto per un’iniziativa propagandistica che dovrebbe suscitare indignazione pari alla sua evidenza: la diffusione di un video-appello dal titolo “Tutti i giovani del Presidente”, inizialmente pubblicato sul suo sito e su YouTube e poi da lui rimosso per un probabile rigurgito di vergogna, (ma che è stato ripubblicato dal sito d’informazione Abruzzo24ore.tv che segue le elezioni) in cui per sostenere la propria candidatura ha dato l’impressione d’illudere i giovani in cerca di occupazione promettendo loro un “avviamento al lavoro imprenditoriale” tramite raccolta dei curricula presso la sua “bancarella”. Già, il termine scelto dal candidato e dal suo staff da l’idea di una vendita, riportando alla mente le vicende giudiziarie che da tempo accompagnano l’amministrazione regionale abruzzese.

Nel suo spot, dal titolo cinematografico-casereccio del genere filmetto all’italiana, per non parlare della musica di sottofondo di genere requiem) è ravvisabile un reato perseguibile penalmente, la proposta di cosiddetto “voto di scambio”.

Il candidato-imputato del Pdl spera in una facile vittoria ma qui dalla Campania, altra regione al centro dell’attenzione in termini di riflessione sulla (s)correttezza morale del suo comunque penoso ceto politico dirigente, ci si chiede se gli abruzzesi desiderosi di onestà siano in grado di far valere uno scatto d’orgoglio e sappiano andare al voto, dunque non astenendosi, scegliendo una persona distante dalle vicende del recente passato e da quanto le premesse indichino in Gianni Chiodi.

E’ importante, è bene sottolinearlo, la scelta di una persona su cui non ci siano ombre come carichi pendenti nei rapporti con la Giustizia e che non sia soggetta al trasversalismo politico che anche oggi è stato espresso dal precedente Governatore. In un’ intervista Del Turco ha affermato che per la propria osservanza socialista (sperando non si riferisca alle tangenti del fu socialista più noto per questo) e per il proprio approccio culturale non avrebbe votato il candidato di Di Pietro e di altri partiti di centrosinistra, Carlo Costantini che sul suo sito web ha reso noto il proprio certificato penale, pulito. Del Turco ha poi aggiunto l’intenzione di voler tornare a far politica “ovunque sia possibile farlo come riformista”, anche con il Pdl. Di fatto fu proprio il leader del Pdl Berlusconi che, nei giorni seguenti al suo arresto, gli si dichiarò solidale e certo della sua innocenza (sarà che il Premier era abituato, prima del Lodo Alfano, a provare a dichiararsi tale nei suoi processi) e l’uomo politico delle istituzioni che gli mostrò maggiore comprensione fu Cossiga! (C’è un filo logico)

Del Turco ha dichiarato la sua scelta di voto anti-Costantini come dettata anche dalla propria cultura.

Una scelta contraria alla sua potrebbe rappresentare una lezione di ripresa morale e culturale per l’Abruzzo oggi, per l’Italia un domani